La mafia è l’emergenza nazionale

 Chiacchiere e disastri. Sui giornali li potete trovare tutti e due, più le prime per la verità. Ma anche sui secondi non si scherza. Quello che non quadra é che alle prime si contrappongono soluzioni e studi approfonditi, mentre sui secondi si rimanda a non sempre ben specificate responsabiltà. I disastri a loro volta possono essere catalogati secondo varie categorie. Tra queste ce n’é  una che raramente viene disquisita o interpretata: le mafie. In questo caso i media tendono a non dare troppo spazio agli eventi collegati e a parte tavole rotonde di nessun utile,  tendono a citare fatti e niente altro. Mancando di “coloritura” i fatti scivolano addosso al pubblico e scompaiono nell’oblio. Questo  per due ragione, la prima quella citata, la seconda é che la gente, meglio la stragrande maggioranza, non ne vuol sentir parlare, per una sorta di brivido freddo che gli corre nella schiena, mettendosi nei panni di chi sa e che non parla per paura. Dalle persone sentirete  dire che sono pronti a schierarsi apertamente contro le ingiustizie, ma pochissimi dichiararsi pronti a denunciare non solo nomi di  mafiosi, ma anche soprusi, magari subiti in prima persona. perché le mafie si appoggiano sul terrore, ma non sempre, ammazzano chi si oppone, spesso  colpiscono  un congiunto, magari un figlio se chi denuncia ne ha più di uno. La storia di Fancone e i racconti di Tommaso Buscetta valgono ben più della prima guerra d’indipendenza, ma a scuola non vengono insegnati. Anche questo é un “aiuto” di stato alla mafia. La mafia da sempre é in guerra con lo stato (come istituzione), perché lei stessa é stato con codici e istituzioni propri. Lo stato non sempre, anzi raramente, é in guerra contro la mafia. Nel senso che la persegue, ma secondo le leggi. Ma in guerra non funziona così. Non é che se un esercito di un altro paese ti attacca tu lo fermi con le carte bollate o mandando due carabinieri ad arrestare il suo capo di stato maggiore e in effetti, lentamente, troppo lentamente, lo stato ha provato strumenti diversi. Prima venne il confino che per risultato portò l’allargamento e radicamento della mafia su tutto il territorio nazionale. Poi vennero le leggi sui pentiti. In questo caso il risultato fu che le cosche perdenti si “pentivano” garantendosi la vita coi soldi dello stato, i racconti poi, oltre a quelli della loro vita erano miserrimi o giù di lì. Certo non sempre, dipendeva dai giudici e dalla loro effettiva competenza. Falcone da Buscetta ebbe notizie vere e alla fine avemmo il 41 bis. Ovvero il tentativo di limitare la comunicazione tra carcerati e “ubbidienti” fuori dal carcere.  Siamo ancora alla ricerca del sacro Graal, come ai tempi di Moro, che per non dare dignità di combattenti ai tagliagole brigatisti, lasciammo che facessero la pelle a lui e subito dopo andammo a trattare per Ciro Cirillo, liberato in un intreccio di stato, mafia e BR di cui poi nessuno chiese conto. Ora se la mafia é controstato a noi ammetterlo non costa niente, é una pura verità verbale, perché quella sostanziale la confermano i fatti.  Se così è bisogna uscire da racconti sbilenchi e dirsi le cose come stanno. La mafia é la PRIMA emergenza nazionale.

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