La fiera di paese

vignette1_grande_kermesse_de_saint_georges Avremmo detto che dopo aver portato i libri in Tribunale, con un buco di diciotto milioni di euro, dalla Fiera di Reggio Emilia sarebbe scappata anche la mostra del canarino e invece,  a fuggire dopo i suini e i cavalli, è stato il cane. Non che la mostra canina fosse internazionale, ma qualcuno da Guastalla e Bagnolo arrivava, un po’ di lavoro per toelettatori e venditori di crocchette c’era, magari anche per un veterinario di guardia.

Si svolgeva in un unico capannone e gli spettatori erano per lo più i padroni dei cani, ma era già qualcosa, c’era movimento, almeno quello degli animali in passerella. Ora ci sono mercatini dell’usato, vestiti, fumetti, militaria, con dieci auto nel piazzale, compresi gli espositori, sparuti e sperduti visitatori, espositori inviperiti che maledicono Reggio. Insomma, un’ atmosfera di desolazione, mentre il Pd, partito- guida, celebra i suoi rituali, si spengono le luci, gli amici se ne vanno e noi restiamo soli.

Certo non a piangere nel buio, ma ad incazzarci, sapendo che è tutto inutile, perché questo potere pervasivo condiziona tutta la società e non può crollare, se non trascinandosi dietro tutti noi. La Fiera è l’istantanea di un fallimento, di una incapacità di leggere il cambiamento, di uno stile di governo che cammina guardando all’indietro, scrivendo una storia fatta di esagerati entusiasmi e di numerose rimozioni.

 

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