La doppiezza delle Coop

2-pesi-2-misureLe aziende cooperative non possano pretendere di avere la botte piena e la moglie ubriaca: se intendono entrare nell’economia dei grandi numeri e finanziarsi attraverso il mercato borsistico, alla pari con le altre imprese private, devono rinunciare all’attuale regime di privilegio fiscale trasformandosi in Società per Azioni.

Certamente, se la cooperazione punterà nei prossimi anni alla concentrazione delle strutture, alla loro messa in rete ed alla loro internazionalizzazione, avrà bisogno di una leva finanziaria forte che attualmente non possiede.

Finche però continuerà a persistere quel “triangolo” formato dalla Cooperazione, dai Ds e dalla Cgil, che ha contribuito finora a far prevalere gli interessi ideologici su quelli economici, ben difficilmente le aziende cooperative potranno decollare.

In generale, finché, la Cooperazione continuerà ad essere così strettamente legata ai partiti del centro-sinistra, la sua autonomia è destinata a rimanere una pura enunciazione e la sua strategia aziendale seguiterà ad essere pesantemente condizionata, come dimostra il fallimento della scalata di Unipol alla BNL. Un segnale di cambiamento potrebbe essere rappresentato dall’uscita, dal consiglio di amministrazione dell’Unipol, delle organizzazioni sindacali dei lavoratori di dipendenti: una presenza “anomala” per qualsiasi impresa, anche cooperativa.

Si tratta di capire se la cooperazione è diventata adulta o intenda rimanere, ancora per decenni, nel limbo dell’economia italiana. Il vice direttore del Corriere della Sera Dario Di Vico, in un fondo, ha scritto: “La vicenda Unipol è di per se istruttiva: un gruppo dirigente si siede al tavolo del risiko bancario e rischia così di compromettere il futuro della piccola e media impresa cooperativa cresciuta anche grazie a un regime di premi fiscali”. Sul quotidiano “il Manifesto”, un misterioso critico che si firma con le pseudonimo “Galapagos”, ha messo sullo stesso piano le speculazioni su Antonveneta e Rcs e la scalata di Unipol a Bnl.

Queste critiche, che in particolare, vengono rivolte alla Lega delle cooperative per aver sostenuto l’operazione finanziaria Unipol-Bnl, non sono di natura economica, ma prevalentemente ideologica ed etico-morale. E’ evidente che, al di là delle possibili responsabilità personali, di ordine morale o penale, di alcuni dirigenti della cooperazione, i suddetti giudizi, seppure opposti, mi sembrano viziati da un pregiudizio ideologico di fondo che tende a negare o a sminuire la dimensione economica delle aziende cooperative.

E’ giusta la critica al regime di premi fiscali che finora ha favorito le aziende cooperative, ma è sbagliato considerarle, forse per ragioni non del tutto disinteressate, come figlie di un Dio minore o come i falinsteri del socialismo utopistico ottocentesco. In un libero mercato i concorrenti devono essere posti alla pari e si deve quindi escludere l’esistenza di “ riserve di caccia” destinate a pochi eletti.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.