La destra ha bisogno di classe dirigente

Forse il tema non è dei più sentiti, sebbene se ne discuta molto. Parliamo delle elezioni amministrative, dove una sinistra debolissima rischia di fare un buon risultato e una destra forte rischia il mezzo flop, come già successo alle regionali. Nonostante che grillini e Pd si presentino quasi ovunque divisi, il centrodestra probabilmente perderà a Milano e non è certo vinca a Roma, specie dopo il no di due vecchie glorie come Albertini e Bertolaso. La scelta di rivolgersi alla società civile per ora non ha prodotto grandi risultati, ma ha messo in luce due problemi: il primo che dopo il declino di Forza Italia, le professioni e l’impresa rispondono poco agli appelli dei giovani dioscuri del centro destra, Salvini e Meloni. Il secondo è che la dirigenza di questi due partiti, cresciuti rapidamente, è non solo poco radicata, ma pure poco autorevole sul piano amministrativo locale, mentre il Pd è diventato il partito di riferimento delle classi dirigenti. Questa carenza di radicamento sul territorio, spiega l’insuccesso della Lega alle amministrative, nello stesso giorno del successo travolgente delle Europee. Salvini e Meloni vengono da due partiti “pesanti” dove si cresceva poco a poco, si faceva il consigliere comunale, poi l’assessore, magari un passaggio in Provincia o in Regione e solo dopo si andava in Parlamento. Oggi la vita di partito è sulla rete, sulle Tv e sui profili social dei leader. Certo il successo recente e l’improvviso tramonto della classe politica centrista, spiega molto, ma non risolve il problema che oggi riguarda le amministrative, domani la guida del Paese. Per quanto gli si possa volere bene, Meloni e Salvini possono vincere le elezioni da soli, ma non governare il Paese senza una classe dirigente selezionata e sperimentata. Insomma, rischiano di fare la fine dei 5 Stelle.

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