La crisi della Lega non uccide il federalismo

untitled

Con la crisi politica che ha investito la Lega Nord in questi giorni, travolgendo la leadership del partito e iniziando al suo interno una resa dei conti tra colonnelli, che a dire il vero già si respirava da un po’ di tempo a questa parte, tutti coloro che giustamente intravedono nel federalismo la fine di molti privilegi di casta e di assistenzialismo, si asciugano la fronte per lo scampato pericolo.Non c’è nulla di più sbagliato! Sicuramente l’emarginazione di Umberto Bossi sarà un colpo durissimo per il partito, la Lega però, nonostante ne esca ridimensionata, potrà contare su un nocciolo duro intorno al 5% a livello nazionale e paradossalmente questo fatto potrebbe essere l’alba di un nuovo giorno.

Cambieranno gli obiettivi, cambierà il linguaggio, può essere perfino che cambi il nome, verrà esaltato quello che è il vero capitale della Lega: il radicamento sul territorio del “profondo nord” che ha sempre dato ottimi risultati amministrativi. 

Eliminata strategicamente la signora Manuela, che ,oltre ad essere ambiziosa è anche madre, quindi, come spesso accade, dotata di un’ istintiva vocazione nepotista nel cercare di sistemare al meglio i propri “guaglioni “, la Lega ripartirà da Cene dove tutto nacque. Piccolo Comune del bergamasco dove il partito padano non conosce avversari e in cui si offrono servizi a costo zero, dove l’Imu è al minimo, dove non si applicano addizionali Irpef.

Non mancano neppure gli uomini a livello nazionale per guidare un nuovo partito meno sbraitante, pittoresco e ipocrita nelle sue manifestazioni promozionali, che finalmente si occuperanno veramente di adeguamento di spesa regionale, di spending review e di public review. Uomini che rispetto al passato potranno costruire alleanze con altre tendenze federaliste trasversali che già da qualche anno si fiutano nell’aria.

Il compianto Gianfranco Miglio, conosciuto superficialmente solo come l’ideologo della Lega, sosteneva che il federalismo istituzionale in Italia non è un’alternativa, ma l’unica forma di governo funzionante e che Lega o non Lega è destinato ad imporsi in una nazione caratterizzata da elevata disomogeneità sociale, culturale, ma soprattutto economica, l’ultima delle quali darà, una volta toccato il fondo, la spinta propulsiva al suo trionfo finale.

Il “Professore” sosteneva che le economie più solide e le società civili in cui vige maggior rispetto del diritto e delle libertà individuali sono a Costituzione federale. Gianfranco Miglio, docente e preside all’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, costituzionalista, profondo conoscitore delle dottrine di amministrazione pubblica europea, studioso di sociologia a livello europeo, aveva predetto in tempi non sospetti che la lenta burocrazia e la farraginosa macchina statale, che mal si adattavano all’avanzare impetuoso delle tecnologie, sarebbero state sostituite da poteri corporativi ed associativi.

Cosa che infatti, mai come oggi, è sotto gli occhi di tutti.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.