La corruzione in Italia, un’ amara realta’

1354702923018corruzione_1 Un recente breve saggio di Luca Massacesi, apparso su Officine Einstein, mette in evidenza, con dati alla mano, che L’Italia è il paese più corrotto d’Europa, secondo ilCorruption Perception Index 2014 diTransparency Internationa, una fonte molto accreditata fra gli studiosi.

In classifica il nostro paese è al 69esimo posto, stabile rispetto all’anno scorso, ma bisogna tenere presente che le rilevazioni sono state effettuate prima dellamaxi operazione sulla “mafia capitale” a Roma. Altrimenti, c’è da scommetterci, saremmo stati ancora più in basso. Il rapporto annuale della citata internazionale una condizione stabile per il nostro Paese, ma i diretti “concorrenti” migliorano. Il nostro paese è tra il Sudafrica e il Kuwait. Colpa certamente dei ritardi e delle timidezze nella lotta alle tangenti

Il dato, in ogni caso, è allarmante: l’Italia, infatti, è fanalino di coda dei paesi del G7 e ultima in Europa, insieme a Grecia e Bulgaria (che però rispetto al 2013 migliorano la loro posizione in classifica). Come fa notare il Fatto Quotidiano, nel panorama globale, in una scala da zero (gravemente corrotto) a 100 (assolutamente pulito), il nostro paese con i suoi 43 punti si colloca tra le nazioni al mondo che non raggiungono neppure la sufficienza in trasparenza.

Transparency stila una classifica di 178 paesi sulla base di un coefficiente da 0 a 100, facendo riferimento a pareri di esperti di alcune organizzazioni, tra cui Banca Mondiale, Banca africana per lo sviluppo, Fondazione Bertelsmann.

Prendendo da “Huffington Post “ i dati del Corruption Perception Index 2014, l’Italia è sorpassata dalle migliori performance di Sud Africa e Kuwait (in 67esima posizione) e seguita da Montenegro e dall’isola africana di Sao Tomé (in 76esima posizione).

Nel G20 si colloca in una posizione inferiore a tutte le nazioni europee, sorpassata come è prevedibile, da Usa e Canada, ma anche da Arabia Saudita e Turchia.

Agli estremi opposti della classifica troviamo da una parte Danimarca, Nuova Zelanda e Finlandia (gli stati più virtuosi), e dall’altra Sudan, Corea del Nord e Somalia (le nazioni più corrotte al mondo).

La Cina, al 100esimo posto su un totale di 178 paesi, ha fatto registrare una perdita di 20 posizioni rispetto allo scorso anno, mentre la Turchia è retrocessa di 11 posizioni, piazzandosi 64esima. Gli Stati Uniti, con un coefficiente di 74, si trovano al 17esimo posto, preceduti da Germania (12esima) e Regno Unito (14esimo), seguiti da Francia (26esima) e Spagna (37esima). L’India è all’85esimo posto, il Messico al 103esimo, l’Iran al 136esimo. Nelle retrovie la Russia, solo 136esima con un coefficiente di 27 su 100.

Il servizio è stato presentato nei giorni scorsi a Roma dal presidente di Transparency International Italia e Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere, eMarcella Panucci, direttore generale di Confindustria ( Elena Ciccarello,Transparency 2014, I lFattoQuotidiano.it, 3. 12.2014 ). Secondo i dati del Barometro Globale della Corruzione 2013,solo il 56 per cento degli italiani è disposta a segnalare un episodio di corruzione, rispetto alla media globale del 69 per cento. Ho trovato reticente la posizione di Confindustria : i motivi che spingono a rimanere in silenzio sono soprattutto la paura, la sfiducia e la triste convinzione che nulla può cambiare. Mi dispiace ma non sono d’accordo.

Non finiremo di ripetere che la corruzione è alimentata dall’eccessiva e inutile burocrazia, per combatterla occorre in primo luogo semplificare il rapporto tra la pubblica amministrazione e l’Italia che lavora e produce. Occorre aumentare il grado di consapevolezza dell’opinione pubblica e dei singoli imprenditori dei danni generali e individuali che vengono prodotti dalla corruzione ed è necessario fornire agli imprenditori degli strumenti semplici per prevenirlo

In puro politichese e poco confortante, viene giudicata da Luca Massaccesi, la presa di posizione del direttore generale di Confindustria quando afferma, come è avvenuto durante la presentazione del Corruption Perception Index 2014, «resta ancora tanto da fare per rafforzare le politiche di contrasto alla corruzione. Per questo, Confindustria ha posto il tema tra le sue priorità e sta portando avanti un’intensa attività di analisi e di proposta per contribuire ad un’azione anticorruzione corale. Il tutto nella consapevolezza che anche il sistema delle imprese deve fare la sua parte e assumersi la responsabilità».

La conclusione è amara ma purtroppo, questa considerazione, porta ad accettare nella sostanza quanto diceva Vittorio Emanuele Orlando«Il bene e il male non hanno alcun limite, fuorché quello di esistere entrambi.». A questo dobbiamo reagire come cittadini, chiedendo alla classe politica di darsi una mossa , non a parole ma coi fatti. Vero presidente Renzi?

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