La concorrenza diluita – Alberto Mingardi

 Finalmente, dopo 895 giorni, il ddl concorrenza dovrebbe essere approvato in via definitiva

Oggi, salvo sorprese dell’ultimo minuto, dovrebbe essere approvato al Senato il «ddl concorrenza». Nell’ultima legislatura, i tempi medi di approvazione dei disegni di legge di origine governativa sono di 155 giorni. Per questo provvedimento, ce ne sono voluti 895.
La norma dovrebbe essere una «legge annuale sulla concorrenza». E’ dal 2009 che i governi sarebbero tenuti a produrne, per l’appunto, una all’anno, dando seguito alle raccomandazioni dell’Autorità Antitrust. Nessuno però ci aveva mai provato, prima di Federica Guidi (che, da ministro, volle il dispositivo) e Carlo Calenda (che lo sta portando in porto).
Immaginiamo che il governo Renzi, anziché lasciare l’apertura dei mercati alle cure del Parlamento, avesse proceduto come faceva per gli atti più cari al premier: con decreto legge. Per la conversione dei decreti leggi, ci vuole all’incirca un mese.
Sarebbe diversa l’Italia, se la legge fosse stata approvata due anni fa?
Forse un po’ sì. La prima versione del ddl concorrenza conteneva l’obbligo delle gare per il trasporto pubblico locale. La necessità di mettere a gara il servizio è stata oggetto di veti bipartisan, fino al decreto Ronchi del 2009 che, recependo la disciplina europea, rendeva più difficile l’affidamento senza gara a un’azienda pubblica controllata al 100% da un Comune. Poi, col cosiddetto «referendum sull’acqua», si è fatta marcia indietro. Le aziende «in house» spesso sono formidabili contropoteri, in grado di condizionare gli enti locali. Che un servizio sia affidato attraverso una gara, di per sé non ne garantisce la qualità. Però riduce le opacità. Un ddl concorrenza approvato per tempo non avrebbe evitato il disastro dell’Atac di Roma: ma avrebbe almeno indicato una via d’uscita.
Le gare per il trasporto locale sono scomparse, dalla versione del ddl concorrenza su cui si voterà. Com’era inevitabile, in due anni di «navetta» la legge ha cambiato volto. Tuttavia, sarebbe esagerato dire che si è snaturata.
Resta la possibilità per le società di capitali di acquisire farmacie. Il comparto non sarà più riservato a esercizi il cui titolare è un farmacista laureato. Si apre così il mercato italiano a una serie di soggetti che possono portare investimenti e, quindi, opportunità d’impiego. Vengono liberalizzati anche gli orari: sarà sperabilmente più facile trovare la medicina che ci serve, nel momento in cui ci serve.
Il ddl faceva piazza pulita del monopolio delle multe, consentendo anche ad operatori diversi da Poste Italiane di recapitare gli atti giudiziari. La scadenza venne posticipata quasi subito, perché il governo doveva quotare il 40% dell’azienda e temeva che un refolo di concorrenza potesse mettere a rischio l’incasso. Di rinvio in rinvio si è arrivati al 10 settembre prossimo.
Anche nella versione attuale, il ddl concorrenza contiene tante piccole disposizioni che possono semplificare un poco la vita delle persone. Gli avvocati non dovranno più limitarsi ad operare in prossimità del loro domicilio, i notai potranno aumentare di numero, sarà più facile cambiare gestore telefonico. C’è una importante liberalizzazione dell’energia elettrica e del gas, che porterà efficienza nel settore.
Quanta crescita creeranno, queste riforme? Il ddl concorrenza rende più facile vendere e comprare alcuni beni e servizi, apre qualche porta per chi fa impresa e riduce alcuni costi per i consumatori: nel Def si ipotizza un aumento del Pil dello 0,2% nel breve e fino all’1% nel lungo termine. Posticipare queste misure per due anni è un lusso che un Paese ricco di opportunità e con servizi molto efficienti poteva senz’altro permettersi, l’Italia un po’ meno.

 

 

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