La Caporetto umbra del governo giallorosso

Le orde longobarde hanno travolto l’Umbria, la regione più a sud con un governatore leghista. Erano già dilagate in Molise e Basilicata, ma i governatori erano stati espressi da Forza Italia e Fratelli d’Italia, i loro alleati. La vittoria era data per certa, per il malgoverno del PD e per una alleanza degli oppositori senz’anima e nata nel Palazzo. Quello che non era previsto erano i numeri di un tracollo e di uno spostamento a destra senza precedenti, quelli della prima regione rossa espugnata. Ecco i dati del voto: il centrodestra vince raggiungendo quasi il 60 per cento, con oltre venti punti rispetto al centrosinistra; solo la Lega, che più o meno conferma il dato delle europee, prende più di Pd e M5s messi assieme; all’interno del centrodestra Lega e Fratelli d’Italia, la destra “sovranista”, è quasi al 50 per cento. Non è irrilevante il risultato di Giorgia Meloni, l’unico partito che cresce (dal 6,5 al 10) rispetto al voto del 26 maggio. Sono cifre da Caporetto, peraltro con una candidata “debole” come Donatella Tesei, nell’ambito di una competizione vissuta come una sfida di tutti contro Salvini. Con le bandiere degli anti-Salvini benedette dai frati francescani e dal Cardinal Bassetti, capo dei vescovi italiani.  L’Umbria è un voto politico, se non altro perché un progetto di nuova sinistra, con dentro i 5 Stelle, si misurava col voto popolare. Da tempo l’Umbria non è più una delle storiche regioni rosse: il centrosinistra in questi anni ha perso le principali città, da Perugia a Terni, da Orvieto a Foligno ed è vero che lo scandalo sulla sanità, peraltro denunciato proprio dai Cinque Stelle, ha rappresentato un handicap. Ma è anche per questo che l’alleanza era vissuta come strumentale, i 5 Stelle non avevano scoperchiato un episodio di malaffare, per cui bastava togliere dalla scena il colpevole, ma un sistema che non poteva essere scisso dal Pd che lo aveva originato. Ecco, il punto politico era un’ alleanza senza passione, identità, idee, dettata solo dalla paura di perdere e lo si capiva dai volti funerei della foto di Narni, da cui astutamente si era sottratto Renzi. Una foto dove il solo Zingaretti rideva, si sentiva miracolato e poi ha deciso di costruire la sua politica sul sorriso, contento lui… Che sia una Caporetto lo dicono i dati: alle Europee del 26 maggio il centrodestra, nel suo insieme, era al 51 per cento, il centrosinistra e i Cinque Stelle al 45, sei punti; questa forbice è aumentata di 20 punti. Il Pd più o meno tiene, considerato anche che i renziani non si presentavano; il Movimento conferma invece un declino inesorabile, che assomiglia a una crisi   strutturale  Alle politiche, proprio in Umbria, conquistò il 27.5 per cento, alle europee la metà (il 14), dopo cinque mesi la metà delle europee (7,6). In un anno e mezzo, coi suoi giri di valzer, ha perso tre quarti dei voti. Con l’aggravante che gli elettori sono aumentati, ma hanno dato ragione a Salvini.È chiaro che il Conte due va avanti. Ma ciò che è entrato in discussione, è il tentativo di trasformare il campo di Agramante che lo sostiene, in una seria e strategica alleanza politica, su cui ha puntato un Pd in crisi di voti, idee e uomini, ma soprattutto terrorizzato dal vivere lontano dal potere. Ora le prossime regionali in Calabria e soprattutto in Emilia Romagna, si fanno più complicate.  Renzi dice che “Conte non ha il tocco magico” e l’alleanza non ha funzionato, Di Maio che l’esperimento è fallito. Solo il Pd conferma la sua buona volontà, confermandosi non il “partito della responsabilità”, ma del disperato attaccamento al potere. Devono rimanere insieme fino alla consunzione dei 5 Stelle che sono come un cero pasquale, che ad ogni elezione si consuma. Devono rimanere insieme sperando che le preghiere dei frati di Assisi producano un miracolo, ma se cade l’Emilia non basteranno neppure i miracoli e l’Emilia può cadere se la Lega sarà inclusiva e non solo identitaria.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.