La battaglia di Stalingrado si fa sempre più dura

Ci riferiamo ovviamente a via Stalingrado, sede della Regione Emilia Romagna. E’ sulle elezioni regionali emiliane che si concentra il fuoco di tutti, è quella la linea di confine per la sopravvivenza del governo giallo-rosso. Il Presidente uscente Bonaccini preferirebbe che la battaglia restasse sul fronte locale, dove si presenta indubbiamente più forte e cerca anche, attraverso la richiesta del voto disgiunto, di essere trasversale fino all’elettorato non solo grillino, ma pure leghista. Calcolo e strategia saggi: sa di essere più noto e credibile della Borgonzoni sul territorio, sa di avere candidati più collaudati nella ricerca del voto di preferenza, di essere in vantaggio temporale, i suoi manifesti campeggiano, assieme a quelli dei candidati, mentre il centro-destra non ha neppure annunciato i suoi. Però la paura che questa strategia non basti è tanta, in particolare a Roma, in fondo a loro di Bonaccini fregherebbe poco, se non fosse che alla sua vittoria corrisponde la loro sopravvivenza. Allora tutti al lavoro: giornalisti di area, politici, intellettuali e come sempre pure qualche personaggio dello spettacolo, tutti dietro le sardine, a cantare Bella ciao, a rievocare il pericolo del ritorno del fascismo, insomma il solito armamentario della sinistra. Dalla Gruber è un coro a senso unico, quando non bastano i Carofiglio ( per inciso sia la giornalista che l’ex magistrato sono stati deputati del Pd, il che dovrebbe portarli a dirlo come avvertenza agli ascoltatori), oppure i Travaglio, i Gad Lerner, ecc…,entrano in campo anche le star dello spettacolo, da ultima la Guerritore, pure lei avrebbe dovuto avvertire di essere la moglie di un esponente di spicco del Pd. Ovviamente solo per evitare di ingannare gli elettori, come fa Salvini. Il quale in effetti a volte trascende, come quando parla di Nutella, ma non è più bugiardo del ministro del Tesoro Gualtieri, che continua a dire che la sua manovra ha salvato l’Italia e serve per pagare il conto del Papeete. E’ vero che sono state sterilizzate clausole Iva per 23 miliardi, ma coprendole con 16 miliardi di nuovi debiti, più di quelli fatti dal governo precedente, poi le clausole erano imputabili per meno della metà al Conte uno e la manovra, oltre a nuove tasse, non presenta tagli di spesa e scopriremo presto che contiene nuove clausole. Gualtieri potrebbe dire quello che vuole come tutto il coro dei supporter, se non avessero un tasso di ipocrisia da ritiro della patente. Il conto del Papeete è stato fatto dal Conte Uno e dai ministri economici, che erano tecnici o dei 5 Stelle, Salvini era il palo, ma non il “ladro”. Gli autori del “buco” stanno al governo con quelli del Pd nel Conte due, neppure il “capobanda” hanno cambiato. Ora la sinistra, seppure dietro le sardine e il carisma di Bonaccini, è addirittura tornata in piazza, ma a differenza del passato, dove cercava di dare spallate ai governi di centro-destra, protesta contro il capo del maggior partito di opposizione. D’altronde è meglio prevenire che curare, cioè è meglio evitare che vada al governo, per poi faticare a cacciarlo. Dicono: non ci faremo legare, ma non li sta legando nessuno, anzi per dimostrare che non sono loro a legare gli elettori, potrebbero accettare di votare, prassi non neo fascista e anzi da democrazia borghese, ceto a cui appartiene la quasi totalità dei protestanti. Del resto se avessero un filo di coraggio, oltre a un briciolo di coerenza, abolirebbero le riforme del Conte uno, che sono inutili e costose, vedi quota cento e soprattutto il reddito di cittadinanza. Potrebbero, ora che l’inverno ha risolto il problema dei migranti, che riesploderà a primavera, abolire i decreti sicurezza e, visto che proprio in Emilia un povero ladro è stato ucciso, dovrebbero abolire pure la legittima difesa. Ci vuole il coraggio delle proprie idee e poi quello di chiedere agli italiani se vogliono legarsi o meno. Questo balletto che fa dell’Emilia un referendum sul governo, è la cosa che Bonaccini teme di più ed è questo tasso di ipocrisia che può spingere anche i più moderati a dire: ma sì, mandiamoli a casa. Perché mentre questi nuotano come sardine, il governo naviga nei guai: l’Ilva e l’Alitalia sono al collasso e neppure uno dei 150 tavoli di crisi si è risolto, si tratta di oltre 200.000 lavoratori che aspettano di essere legati ad un salario, nonostante nei talk politicamente corretti, si sia parlato un po’ dei loro problemi, seppelliti dal chiacchiericcio del salotto televisivo.

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