La battaglia di Monti per l’Europa

mario-montiL’anno venturo esordirà la nuova super tassa, che prenderà il nome di Tares, mentre gli italiani avranno ancora in mano il bicchiere per il brindisi.

Si pagherà, è vero, solo dopo le elezioni, ma avrà effetto a partire dal 1/1/2013. Solita mossa subdola di politicanti che agiscono in nome della continuità col passato in tutto e per tutto.

Qualcuno si è già affrettato a fare due calcoli e pare che ci sarà un aumento medio per famiglia di 80 Euro rispetto alla vecchia tassa, o meglio, alla sommatoria di balzelli, di cui la Tares prenderà il posto.

Ma per altri, soprattutto per alcuni imprenditori e ristoratori sarà un vero e proprio salasso, paragonabile all’Imu.

Che dire? Se non immediatamente proiettarci di fronte la figura virtuale di Mario Monti, come responsabile di ciò, che per molti esercenti rappresenterà il colpo d’incontro e li costringerà a gettare la spugna. Io stesso se avessi poteri di magia nera mi sarei dotato di statuetta e spilli.

Ammetto di aver salutato benevolmente la discesa in campo di Monti (scusatemi ma preferisco usare il termine discesa e non salita, che ancora rappresenta meglio la partecipazione di chiunque in politica, fino a che non mi avranno dimostrato il contrario) e di averlo difeso quasi ad oltranza. Ammetto anche che il Professore l’unica cosa che sia riuscito a condurre in porto sia stato un pantagruelico e mostruoso aumento della pressione fiscale, concomitante con una pericolosissima e diretta conseguenza di diminuzione del Pil.

Eppure, da un angolino remoto della coscienza, una spia mi lampeggia e mi ruba l’attenzione: è una lettera che l’ex Primo Ministro inglese Tony Blair, scrisse qualche mese fa al Corriere della Sera. Europeista convinto qual è, Tony Blair esortava i cittadini europei, con tono quasi supplichevole, di non lasciarsi sopraffare dalla tentazione di abbracciare movimenti politici centrifughi o ritorni di fiamma autonomisti e nazionalisti.

Il filo conduttore del suo messaggio era basato su una visione di lungo periodo di un fenomeno di cui ora si intravedono solo gli albeggi e che non può essere ignorato da una miopia di breve periodo dai popoli europei.

Come dire: ora dobbiamo seminare su un campo duro da dissodare che ci richiederà sudore, fatica e sacrifici per raccogliere un copioso raccolto in futuro, senza per altro alternative, se non morire di fame.

Cina, India e Brasile da soli raccolgono tre miliardi e fischia di esseri umani, che lentamente ma progressivamente si stanno sempre più emancipando culturalmente ed economicamente, nonostante l’anacronistico tentativo della Cina di contenere l’esondante impulso del suo popolo di esprimere idee e libertà. Contro gli appena trecento milioni dell’attuale Europa monetaria (nemmeno sufficienti nel costituire un contrappeso).

Un giorno non molto lontano i popoli BRICS costituiranno un immenso mercato in grado di assorbire beni e servizi di ogni genere da tutto il mondo e probabilmente saranno i motori che servono per estrarci dalle sabbie mobili di una crisi altrimenti senza via d’uscita.

Ed è proprio l’elevato numero di persone che abitano questi Paesi che risulta fondamentale per capire il motivo per cui noi europei dobbiamo fonderci in un unico popolo (trovando un abbraccio economico e politico sempre più stretto con gli USA), che ci piaccia o no.

Nell’Era tecnologica ed industriale qual’è la nostra in cui viviamo, il benessere diffuso sempre più in profondità negli strati sociali, permette ad un prodotto o servizio che sia, di raggiungere sempre più persone ed allo stesso tempo, in concomitanza alla propria diffusione, ne abbassa sempre più i costi, dando origine ad un circolo virtuoso che permette a quel determinato servizio o prodotto di migliorarsi e rinnovarsi sempre più. Le economie di scala che ne derivano, amplificando un bene ad un numero sempre più vasto di utenze, fanno facilmente intuire quale potenziale abbiano i Paesi emergenti. Se essi continueranno ad arricchirsi e potenziarsi senza la nostra concorrenza un giorno avranno in mano il dominio della ricerca e della tecnologia, facendoci pesare contrattualmente un ruolo marginale in cui da soli ci relegheremo.

Sarebbe sufficiente pensare quale minaccia rappresenterebbe uno squilibrio di potenza tecnologica in campo militare.

Al contrario, se ogni singolo Pese dell’Eurozona, è attratto dal seguire la propria strada, con banche centrali capaci solo di inflazionare la propria moneta e con Governi di creare debito pubblico come mera soluzione, credendo di mantenere un inalterato benessere, farebbe un errore che pagherà molto caro. Abbiamo già avuto un esempio nell’antichità, quando le litigiose Città-Stato dell’ellenismo si indebolivano sempre più a causa di guerre intestine, trovandosi poi in casa, alla fine della seconda guerra punica, l’impero romano, senza nemmeno accorgesi.

Ecco il motivo per cui non bisogna cadere nelle facili tentazioni di “sirene politiche” che ci cantano l’inganno. Ed ecco il motivo per cui Mario Monti ha accettato l’umiliazione di passare per un cecchino dell’economia, senza gettare la spugna, con il rischio di mandare all’aria l’esile progetto europeo, quando capì, a suo tempo, che il Parlamento gli passava solo aumenti di carico fiscale e non eliminazioni di privilegi in dote alle mille corporazioni di ogni genere che infestano il Paese.

Lui, che come Tony Blair, è un europeista convinto, probabilmente possiede la consapevolezza che dovrà aspettare un po di tempo poi verrà richiamato in causa e chiudere una volta per tutte le pendenze con i poteri d’interesse particolare.

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