Khalid Chaouki e l’assistente parlamentare

 Khalid Chaouki chi era costui? Un giovane musulmano, poi presidente di giovani musulmani, che aveva capito benissimo che a sinistra, siccome hanno il complesso del politicamente corretto, se ti presenti come diverso e progressista ti portano in trionfo, anzi in Parlamento. Ma in attesa ti portano in tv dove devi fronteggiare leghisti grevi nel linguaggio e anche corpacciuti e con vestiti da bancarella, mentre il nostro Khalid sembra appena uscito da un salone di bellezza e da una sartoria a la page. Nel dibattito non devi dire nulla, solo distribuire patenti di razzista, fare la vittima, dire che i musulmani sono discriminati, tanto qui non ti tagliano la testa, al massimo appunto, i vestiti. Colpevolizzato, il pubblico esprime solidarietà e contrarietà al razzista di turno, adesso va di moda Casa Pound. Se poi sei molto abile, donna e carina come Rula Jebreal, dopo aver urlato che sei discriminata perchè donna, musulmana e scura, quando esci c’è pronto un bel contratto pubblicitario per Carpisa, che ovviamente ti ha preso per la tua intelligenza. Insomma, il nostro Kalid, grazie alla capacità di vendere patenti di razzismo e aria fritta, è diventato deputato del PD, dallo scranno ha continuato a fare la morale a tutti quelli che non la pensano come lui. Poi un giorno i giornali della destra scoprono che non ha versato i contributi previdenziali per la sua assistente parlamentare, circa 12500 euro, una bazzecola rispetto alla vicenda dei due ex montiani transitati verso sinistra, comunque un peccato commesso dal maestro di virtù. Il nostro ha spiegato: uno, che lui e la sua assistente sono amici e continuano a collaborare, due, che regolarizzerà la posizione con Equitalia, nel frattempo l’assistente si è rivolta al tribunale, ma questo Khalid lo ha ovviamente omesso. Ora il sottosegretario Rossi, eletto per ironia in Scelta Civica, che aveva fatto assumere come segretario il figlio da un collega di partito, si è dimesso, mentre al Chaouki, nessuno ha chiesto conto, eppure per Josefa Idem non ci fu clemenza. Gramellini non gli ha dedicato Il Caffè, come avrebbe fatto se si fosse trattato di uno di destra o dei 5 Stelle, in particolare se non avesse pagato i contributi ad una ragazza musulmana e scura, come la “povera” Rula. Ognuno tiene alle comparsate in Rai. Insomma, in epoca di digiuni- staffetta per lo Ius soli, in cui si distingue ovviamente Chaouki, non so se sia politicamente corretto dirlo, ma l’assistente senza contributi era italiana, non per questo merita il silenzio.

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