Italia da rifondare sul lavoro o sui lavoratori?

lavoro41

Italia, Cosa Pubblica fondata sul Lavoro. Così l’incipit della nostra Costituzione. Guardando alla storia del Belpaese, ci si rende conto di quanto questa nobile dichiarazione di intenti dei padri costituenti si sia rivelata distante anni luce dalla realtà vissuta e vivente degli italiani, soprattutto in tempi di crisi e di revisione dell’articolo 18. Un po’ per le scelte degli stessi padri costituenti, forse. Un po’ per responsabilità di certi italiani, anche. Certamente per colpa di taluni politici, magari gli stessi che oggi la invocano o ci giurano sopra, nuovo riferimento o nuovo appiglio nel vuoto di ideali dell’era post-comunista e post-capitalista, come non fosse mai esistita prima. Costituzione distante dalla realtà italiana o viceversa? Bella domanda.

Forse la risposta sta nel muro di gomma che da sempre separa, nel nostro paese, la gente dalle istituzioni. Probabilmente i fondatori della carta costituzionale, al netto del particolare momento storico, avrebbero potuto essere più focalizzati sugli italiani, sui lavoratori come persone ad esempio, piuttosto che essere concentrati sulla ricerca del contraltare ideale al Capitale. Prendendo spunto da certi “vizi” primordiali, frutto di volontà o circostanze che dir si voglia, per anni il nostro Paese, dai cittadini alla classe politica, è stato troppo attratto, tanto da essere distratto, da principi – Lavoro, Capitale, Stato, Partito, Sindacato, Destra, Sinistra, solo alcuni esempi – che in realtà si sono rivelati cose ideali distanti dai reali bisogni della gente.

Fatta l’Italia bisognava fare gli italiani, si diceva. Occorreva che la politica ed i politici fornissero alla gente gli strumenti per favorire la loro crescita come persone, quindi come cittadini, per la creazione di una grande Società Italia. Ed invece, eccoci qua. Altro che Cosa Pubblica fondata sul Lavoro: passando dalla prima alla seconda repubblica, l’Italia si mostra – oggi più di ieri – una cosa privata nelle mani di certa classe politica, a dispetto dei pubblici problemi e bisogni. Se da una parte infatti si discute di noia da posto fisso e di flessibilità del lavoro, dall’altra i politici fanno fatica a tagliarsi lo stipendio ed a sradicarsi dai privilegi della poltrona, anche a dispetto degli scandali che vorrebbero certa classe politica fuori, una volta per sempre, dalla storia. L’Italia è in fondo il paese nel quale il lavoro costituzionalmente tutelato e garantito è un privilegio e una utopia (per chi non ce l’ha), ovvero una rendita da posizione (come per i soci del club dei fortunati a tempo indeterminato, a prescindere dal se e come si lavori).

Mai come in questo frangente storico certa politica e certi politici si sono mostrati così distanti – tanto da apparire non curanti – delle sorti e dei problemi del popolo italiano. Tanto da badare esclusivamente alla propria pagliuzza, mentre la trave che dovrebbe reggere il nostro paese sta letteralmente cedendo. Non si può e non si deve, pur tuttavia, fare di tutta l’erba un fascio, scadendo in logiche populiste da “piove, governo tecnico ladro”. Questo governo di crisi sta facendo quel che deve e che può, dopo lo scaricabarile della politica di fronte alle proprie responsabilità. Poi il gioco delle parti riesce sempre a far vedere la botte mezza piena o mezza vuota. E’ un fatto però che la botte non sia vuota, pur in tempi di siccità. Così come è indubbio che vi siano esponenti del mondo politico, sindacale e associazionista – di ogni credo, schieramento ed interesse – che stanno facendo la loro parte. A dispetto di ciò, ad ogni livello delle istituzioni i personalismi e l’istinto di sopravvivenza di certo potere autoreferenziale stanno prendendo pericolosamente il sopravvento.

Tanto da indurre a pensare che molti fra coloro che vorrebbero/dovrebbero rappresentare a vario titolo gli italiani si sono semplicemente dimenticati di coloro che li hanno delegati, legge elettorale permettendo. E che pagano loro lauti stipendi per assistere a teatrini di palazzo poco piacevoli. O, ciò che è peggio, fanno finta che gli italiani non esistano. Forse occorreva una grande crisi, che è dell’uomo prima che dell’economia, perché si potesse ripartire. L’Italia non può più attendere, è l’ora della responsabilità e della saggezza collettiva. Servono cittadini consapevoli e vigili verso la classe politica, urge una rinnovata classe politica, al servizio di chi li elegge e li paga, non di mammona; come urge che i politici lavorino concretamente ad un passaggio generazionale sano e senza traumi per il governo del Paese, in questo tempo di transizione tecnica.

Non serve sputare sul passato, ripudiare la prima e la seconda repubblica. Ognuno deve ripartire dal buono e dal brutto dell’esperienza passata e presente, nel suo piccolo che fa grande l’Italia. Bisogna restituire la Costituzione e la Politica agli Italiani, riavvicinare gli Italiani alla Politica ed alla Costituzione. E, a proposito delle tanto invocate e mai agite riforme costituzionali, si potrebbe ad esempio cominciare dall’attuazione della riforma dell’articolo primo. All’insegna dell’uomo, prima che dell’ideale. Italia, Società fondata sulla Persona, Res Publica da rifondare sugli Italiani. Sarebbe senz’altro un incipit più attuale, coerente e lungimirante, cui far seguire tutte le altre riforme, di conseguenza. A partire da quella del mercato del lavoro, perché prima del lavoro si possano mettere al centro i lavoratori, operai ed imprenditori, dipendenti e liberi professionisti, contro ogni corporativismo e garantismo che in nome del lavoro ed a dispetto dei lavoratori ha trascinato il paese ad un passo dal baratro, e con esso i lavoratori italiani. Forse una simile riforma non dispiacerebbe nemmeno ai grandi padri costituenti, i quali certamente non si rivolterebbero nella tomba per una svolta del genere, data la loro risaputa lungimiranza.

Come forse stanno invece facendo da qualche tempo, guardando da lassù a certi loro successori poco degni – di destra, centro e sinistra – che vorrebbero riformare il lavoro ricusandolo ed offendendolo nei fatti, senza prima riformare sé stessi ed il loro mondo, dorato e decadente.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.