IREN e le magiatoie dei partiti

mangia Con grande fragore e tintinnare di manette la Procura di Parma ha dato avvio all’Indagine su varie e per ora presunte malefatte, commesse in Iren, la multiutility emiliano-ligure-piemontese.

L’azienda non è particolarmente efficiente, né redditizia e il corso delle sue azioni ha avuto un andamento pessimo, eppure non è successo nulla fino ad ora, sebbene tra i suoi azionisti figurino personaggi di peso nazionale come i sindaci di Reggio, Genova e Torino: Del Rio, Rossi Doria e Fassino.

Ora l’indagine afferma che la gestione, oltre che inefficiente è pure poco trasparente, usiamo questo termine benevolo, semplicemente perché onnicomprensivo.

Risultano colpiti in primo luogo politici del centrodestra, un po’ perché a volte la magistratura è strabica, un po’ perché in quell’area sono molto portati a considerare la cosa pubblica di loro proprietà.

Resta il fatto che al di là del penale, in Iren c’è stata una moltiplicazione delle società prodotto, con conseguente moltiplicazione dei membri dei vari Cda, quasi tutti di nomina politica, a cominciare dal Presidente e dall’ AD, inoltre gli stipendi sono particolarmente elevati.

Ora si può rubare violando il codice, ma si può anche gravare sulla comunità in modo legale, attraverso la moltiplicazione degli amministratori, stipendi elevati e inutili, l’assunzione di ex sindaci e attraverso la lottizzazione dei manager.

La responsabilità penale è individuale, ma quella politica è collettiva, riguarda sia il Pdl, che in misura maggiore il PD. Se pensano di governare l’Italia come governano Iren, siamo già fritti.

Esiste un’unica soluzione: gli Enti locali devono uscire dalle municipalizzate, non è loro compito vendere gas o energia elettrica, al massimo possono gestire le reti e l’acqua. In italia esistono quasi 80000 società pubbliche, vanno privatizzate, chiuse o affidate ad amministratori unici, come accade per Asl e ospedali.

Solo così si prosciuga lo stagno dove i partiti coltivano clientele e malaffare.

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