Intervista sul voto italiano a Dario Caselli

 Pubblichiamo l’intervista a Dario Caselli sul voto delle politiche, da parte del mensile Stampa Reggiana

Dopo lo tsunami elettorale del 4 marzo, abbiamo chiesto a Dario Caselli, opinionista e animatore del blog Finanza e Lambrusco,  di fare una valutazione dei risultati elettorali e di prefigurare quali saranno gli scenari futuri.

D- In genere, dopo ogni elezione, tutti i partiti, per un motivo o per l’altro dichiarano di aver vinto. Questa volta come è andata?

R- Questa volta non vi sono dubbi: abbiamo un vincitore principale, il movimento 5 Stelle e uno diremo, secondario, la Lega di Salvini. Abbiamo pure uno sconfitto, il Pd e la sinistra in generale, che è uscita disfatta anche nelle regioni rosse. Anche i partiti che fanno riferimento al Partito Popolare: Forza Italia e Noi con l’Italia non hanno brillato.

D- Quali sono le ragioni del successo di Lega e 5 Stelle?

Entrambi hanno raccolto molto del voto di protesta e di aspirazione al cambiamento. Entrambi hanno fatto il pieno del voto di coloro che pagano il maggior prezzo della globalizzazione, in particolare i giovani, il ceto medio, gli abitanti delle periferie. Poi si sono differenziati rispetto alle aree geografiche: il centro-destra e in particolare la Lega ha stravinto al Nord, con i temi della flat tax e della sicurezza, i 5 Stelle hanno stravinto al sud con il loro programma del reddito di cittadinanza. Insomma, abbiamo plasticamente visto due Italie diverse.

D- Come si spiega la sconfitta del Pd, anche nelle regioni rosse?

Le ragioni di una sconfitta di queste proporzioni sono sempre molte. In primo luogo la delusione per il mancato cambiamento promesso da Renzi, al quale gli italiani avevano dato il 40%, nelle Europee di tre anni fa. Poi il Pd è rimasto fermo su di una linea neo liberista che andava bene solo ai benestanti, infatti anche in questa tornata ha vinto nei quartieri bene delle grandi città, tipo i Parioli a Roma e S. Babila a Milano. Poi i partiti di massa sono sempre un po’ di lotta e di governo, qui si è visto solo occupazione del potere, neppure molto governo, di lotta e presidio delle periferie, delle zone deindustrializzate non si è visto nulla. Le Marche e l’Umbria, tra crisi economica e terremoti, si sono sentite ignorate e sono passate per lo più ai grillini e in parte al centro- destra. In Emilia e Toscana, oltre all’assenza di un messaggio forte, non ha pagato il lassez faire in tema di immigrazione e sicurezza. Certo sono temi complessi, non si risolvono con gli slogan, ma ignorarli o sottostimarli è ancor peggio.

D- Però centro-destra e 5 Stelle pur vincendo, non sono autosufficienti. Cosa accadrà?

Il Paese avrebbe avuto bisogno di un governo stabile, mentre ora ci avviamo per sentieri  incerti, sul futuro possiamo solo azzardare delle ipotesi. Vedo difficile un governo Lega-5 Stelle, che pure hanno molti punti di contatto. Ora che Salvini ha visto premiato il suo tentativo di fare della Lega un partito nazionale, deve diventare il leader di tutta la coalizione, per conservare anche il voto dei moderati e magari aumentare i consensi al sud, dove la vecchia classe politica centrista e di Forza Italia è stata rullata. Non credo che essendo giovane, rinunci a questa scommessa, per formare un governo per forza fragile e su cui si scatenerebbe un eccesso di attese, rischiando di finire come Renzi.  Per Di Maio è diverso, se non forma il governo in questa legislatura, la prossima, secondo la regola dei due mandati dovrà ritirarsi, però gli mancano quasi un centinaio di voti e a differenza del centro-destra non può formare un governo di minoranza, ma solo uno organico.

D- Quindi come se ne esce?

R- Per ora il peso della soluzione ricade tutto sul Pd, in un tripolarismo dove abbiamo due successi senza vittoria e una sconfitta. Le carte sono nelle mani del perdente, può decidere di astenersi rispetto ad un governo di centro-destra o di votare la fiducia ad uno dei 5 Stelle

D-O non fare nulla, chiamandosi fuori.

R- E’ quello che vorrebbero fare, avendo bisogno di tempo per curare la loro crisi, non solo di classe dirigente, ma anche di posizionamento politico, ma ciò porterebbe ad un nuovo voto, dal quale uscirebbero ancora peggio. D’altra parte le pressioni degli ambienti di potere e del Quirinale per fare un governo coi grillini saranno molto forti e un partito diviso e  in confusione è portato a cedere

D- Come si spiega l’endorsment di industriali e banchieri, nei confronti dei 5 Stelle dopo il voto?

R-La classe dirigente del Paese non è di grandissimo livello e non ha una schiena particolarmente diritta, ma pensano di essere forti e furbi, pensano  che un governo Di Maio avrà bisogno del loro patronage, interno e internazionale e che in cambio potranno continuare a gestire il potere e le nomine nelle aziende pubbliche. Per questo premono sul Pd

D-Quale delle due opzioni sarebbe diciamo la meno dannosa per il PD?

R- Tecnicamente la più semplice sarebbe un’astensione nei confronti di un governo di centro-destra, con un programma concordato e limitato e con un premier diverso da Salvini. Un governo coi 5 Stelle, che non hanno i voti per un governo di minoranza, dovrebbe per forza essere di coalizione, cioè politico. Inoltre i grillini, a differenza del centro-destra, sono molto più attrattivi per l’elettorato Pd e non possono permettersi un premier diverso da Di Maio.

D- Cosa farà Renzi, che per tre anni è stato il padrone dell’Italia?

I suoi nemici lo vorrebbero ai giardinetti, ma mi sembra ancora troppo giovane, controlla pezzi importanti del partito e dei gruppi parlamentari, ma non credo che in quell’ambiente abbia molto spazio di manovra, giocherà partite sue, fino anche ad uscire dal partito, ma ormai ha perso il ruolo di mazziere.

D- Si dice che Delrio possa sostituirlo come segretario del Pd?

L’ipotesi è verosimile, il ministro ci spera, è il meno distante dai renziani, ma non credo sia adatto a riposizionare a sinistra il Pd, ci sono già troppi ex democristiani in quel partito, certo avrà un posto in tribuna d’onore, anche se avanti di sconfitta in sconfitta, non so se sia un gran posto.

D- Cosa cambia con questo voto in Emilia e nella nostra Reggio?

R- In Emilia per la prima volta dal dopoguerra il Pd non ha più la maggioranza, superato dal centro-destra, a Reggio città abbiamo tre blocchi e quindi un ballottaggio quasi sicuro. Il Pd dovrà valutare se presentarsi con un sindaco poco carismatico come Vecchi, poi è presumibile che si andrà ad un ballottaggio con i Cinque Stelle, il centro-destra è storicamente debole e la Lega non riesce a compensare la quasi scomparsa di Forza Italia. Un ruolo importante potrebbero giocarlo le liste o la lista civica, soprattutto al secondo turno.

D-Anche la provincia ha virato dal rosso al giallo

R-La sconfitta del PD a Campegine avvenuta circa un anno fa, come quella di Casina, avrebbero dovuto mettere in allarme un partito, che si occupasse di politica, non solo di Iren. Oggi in oltre la metà dei comuni del reggiano i 5 Stelle sono il primo partito e la Lega vince a Villaminozzo e Vetto, certo il risultato amministrativo vedrà un recupero del Pd o meglio dei suoi sindaci, ma credo che diversi comuni cambieranno colore ed anche questo è una rivoluzione.

 

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