Intervista al candidato Roberto Balzani

due Roberto Balzani, 53 anni da pochi giorni, ex sindaco di Forlì, è la spina più fastidiosa nel fianco del Partito democratico in questa competizione elettorale. In polemica con Vasco Errani ha rinunciato a ricandidarsi la seconda volta a sindaco e ora è in corsa per prendere il suo posto in Regione.

Balzani, nonostante sia uno dei pochi candidati ufficiali, il suo nome non comparirebbe nel misterioso sondaggio commissionato dal Pd. Come l’ha presa?
«Sa, è ovvio che un sondaggio va fatto quando ci sono i candidati in campo e quindi hanno potuto esprimere il proprio programma e farsi conoscere. Se è stato fatto, è una specie di pre-sondaggio fatto sulla notorietà a priori. E’ evidente che chi va in televisione è più noto di chi sta sui territori».

Soldi spesi male quindi?
«Sì, certamente. Se fosse vero».

Si sente la ‘voce fuori dal coro’?
«Mi sento senza etichette. La mia è una storia che parte nel 2008, con primarie vere quando ancora non c’era stato il fenomeno Renzi. Dopodiché ho aderito a quel movimento».

Bologna per lei sarà una piazza difficile. Molti che erano uomini di partito e bersaniani ora sono renziani. Come farà a conquistare voti nella ‘Stalingrado d’Italia’?
«Nominalisticamente sono tutti renziani, praticamente diciamo che sono tutti ceto politico vecchio stile. Dopodiché dato che votano anche cittadini ed elettori e non soltanto dirigenti e militanti può darsi che si verifichi una reazione che in qualche modo possa contribuire a rendere meno tradizionale il quadro dell’Emilia-Romagna, che sicuramente è uno dei sistemi più conservatori».

Sotto le Due Torri faticherà a trovare chi la sostenga tra gli esponenti del partito, non crede?
«Tendenzialmente tendo a parlare all’opinione pubblica, più che al ceto politico. E’ chiaro che, invece, il sistema consociativo tende a isolare attori privilegiati, parlare con loro sulle politiche e poi spiegarle ai cittadini».

Il primo a osteggiarla è lo stesso sindaco Merola.
«Con Merola ho sempre avuto un buon rapporto amministrativo, ci tengo a dirlo. Dal punto di vista politico, be’ credo che la sua scelta di sostenere Daniele Manca sia quella della continuità e del consociativismo di Errani».

Quando aprirà il comitato elettorale a Bologna?
«Faremo una riunione mercoledì per decidere. Lunedì inaugurerò il comitato di Reggio Emilia».

Si dice che sia l’ex deputato Salvatore Vassallo il suo sostenitore in città. Sarà lui a guidare il comitato?
«Salvatore è un mio vecchio amico, se avesse questa voglia mi farebbe molto piacere».

E gli altri renziani? Zacchiroli e Paruolo ad esempio?
«Sono persone che conosco e con cui sono anche personalmente amico. Ma io vado avanti per conto mio. Non li vado a cercare, anzi mi avrebbe fatto piacere che all’interno del partito si fosse riusciti a trovare occasioni di incontro. Sono sempre state accuratamente scansate».

Qual è la sua idea di Regione?
«Recuperare livello di progettazione, più che di gestione. Perché questa si collega alla sburocratizzazione della regione. Ora la Regione è un moloch burocratico. E poi esiste una logica puramente negoziale. Attori privilegiati, nella distribuzione delle risorse della Sanità o nelle Infrastrutture. Infine una giunta con un assessorato che ha l’80% del budget e uno che ne ha lo 0 virgola è una cosa abbastanza senza senso. Le deleghe andrebbero date sulla base delle funzioni».

Lei si propone come alternativo a una certa politica. Le chiedo quindi: se vincesse un altro candidato e le fosse offerto un posto in Regione cosa farebbe?
«Non entrerei nel governo regionale. Eventualmente rientrare in un nucleo di persone che possano discutere di come riformare l’ente. Ma andare a fare l’assessore ostaggio no. Se uno fa una battaglia netta deve assumersi le sue responsabilità».

 

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