In politica meglio un asino vivo…che un dottore morto

EVIDENZA-Italiani-asini Da sempre sappiamo che la politica non è una scienza esatta, non è neppure una scienza, piuttosto appare più come un’arte, nell’accezione migliore, diciamo ,dello spettacolo, oppure come diceva Rino Formica; è sangue, sudore e m., scegliete voi, anche se oggi di sudore se ne vede veramente poco Da giovane però ricordo di aver partecipato nella mia città a corsi di formazione politica, anche se non intenzionata a farla, ma che frequentavo soltanto come bagaglio culturale. E rammento che in quei cicli di lezioni si parlava della polis, come era concepita dai Greci, dai Romani, fino ai nostri giorni, poi dei sistemi di governo, dei pensatori che si erano occupati del tema, da Platone, a Machiavelli, da Rousseau , a Marx, a Popper. Oggi perlopiù si diventa politici non per formazione o attraverso studi specifici (qualcuno si laurea ancora in scienze politiche), ma per amicizie, contiguità col potere locale e nazionale, insomma, per opportunismi vari. I risultati spesso sono sconfortanti perchè producono una classe dirigente quasi sempre non al passo coi tempi e con le esigenze del Paese, ma congeniale ai disegni di appropriazione del potere e del suo consolidamento. Tutto ciò me lo ha fatto venire in mente il nuovo protagonismo di Denis Verdini, personaggio cresciuto in una macelleria, che alternava i suoi movimenti tra la cella frigorifera e il banco di vendita delle carni, nel maneggiare quarti di vacca, fino a che ha raggiunto la carriera di banchiere di un certo peso, seppure con risultati disastrosi per la banca, rischiando il passaggio alla cella meno fredda, ma per questo non più comoda, di una prigione. Grazie alla lungaggine della giustizia e alla militanza politica come senatore nel centrodestra, Il Nostro attualmente percorre non solo indisturbato i saloni ovattati di Palazzo Madama, ma ha stretto un ‘alleanza proficua col Premier, i maligni dicono per merito di comuni militanze familiari all’ombra di Logge,non propriamente artistiche come quella del Bernini. Ma anche le nuove generazioni approdate alla politica, non hanno conseguito studi equivalenti alla prestigiosa “Ecole d’Administration” francese, che sforna preparati burocrati per la macchina statale e dirigenti politici, ma principalmente sono composte da ragazzotti arrivati dai consigli comunali, provinciali e regionali, infarciti di amici degli amici, che spesso non hanno fatto nemmeno la classica manovalanza nelle feste di partito. E pensare che giovani con capacità manageriali, ce n’è un discreto numero, spesso costretto all’emigrazione, perché nel Paese non avrebbero successo, in quanto in politica la loro preparazione confliggerebbe con la mediocrità diffusa dei capi di qualsiasi colore e schieramento. Qualcuno potrebbe obbiettare che quando al governo Monti sono andati i Bocconiani, le cose non sono affatto migliorate. Intanto quel momento era particolarmente disastrato finanziariamente e sono stati attuati provvedimenti molto impopolari, poi anche il premier di allora, non ha avuto il coraggio di circondarsi di nuove leve  competenti, che esistono fortunatamente ancora, ma non vengono adeguatamente valorizzate, se non in parte dalle multinazionali e dall’industria privata .Il consigliere di Renzi a Palazzo Chigi, Andrea Guerra, manager moderno e preparato, si è trattenuto meno di un anno e oggi si appresta a guidare quell’azienda di grande successo di nome Eataly. Qualcosa tutto ciò vorrà pur dire…

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