Il volo della fenice

Il Volo Della FeniceUn aereo scassato, una tempesta fortuita, un atterraggio di fortuna, una situazione disperata (nessuno li cerca), un tentativo folle, ma coraggioso, tensioni, colpi di scena, difficoltà, alla fine il successo.

Alcuni salvano la buccia.

In due righe e spiccioli il film e il suo remake.

O l’Italia? Io di analogie ne vedo tante, un po’ da sempre, ma ora mi auguro il finale. E, scusate se è troppo, spero anche di essere fra gli alcuni. Bene. Ma ci sono aspetti che non mi tornano.

Intanto un ingegnoso ingegnere. E poi nell’originale era tedesco. Gli altri, tutti danno una mano, magari rompono, ma alla fine danno una mano, addirittura si fanno ammazzare per dare una possibilità a chi resta. 

Quello però che mi preoccupa di più è il personaggio centrale: il pilota, l’indimenticato James Stewart, ex eroe di guerra, malandato, depresso o peggio, ma che ritrova, quando serve, quello che serve. E qui chi abbiamo? Monti? No, lui non c’entra: è di passaggio, ben retribuito, ma di passaggio. Quello vero è Passera.

Ultima, la faccetta del nostro: ultimamente non è più così pimpante. Non è che il Professore lo fa lavorare troppo o che la signora ami tirar tardi? O forse si è reso conto che la grande avventura, a volte nasconde la grande fregatura e che magari i suoi compagni rassomigliano al gatto e alla volpe e che la fata turchina (Bazoli) le magie le ha fatte solo e sempre per sè?

Lui probabilmente la risposta la sa già, ma lo riprenderebbero indietro? Se sì, ritorni in banca e abbandoni le cattive compagnie. Arriverà a una serena vecchiaia al fianco di una splendida signora, nel frattempo magari anche i Pigmalioni muoiono e si rischia di diventare a.d. decenti.

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