Il sindaco Vecchi e gli stati generali

In piena tempesta coronavirus, e l’emergenza anche in Emilia e a Reggio c’è, il sindaco Vecchi ha convocato gli stati generali, il minuscolo è d’obbligo. Dicevamo dell’emergenza Covid: non se ne parla sui giornali e sulle TV, ma l’Emilia ha la città con la più alta percentuale di morti per popolazione, Piacenza, è seconda per numero di decessi in Italia ed è prima per indice di contagio, 0,7. In questo contesto Reggio brilla in regione per i contagi e in Italia per i decessi nelle Rsa, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità. Solo per onor di verità, non per gettare la croce addosso a nessuno e rendendo il giusto merito ai molti che hanno fatto il possibile e l’impossibile. Il sindaco Vecchi ha convocato un tavolo con le forze economiche, chiamato pomposamente stati generali. Decisioni non ne sono state prese, né potevano esserlo, di certo Vecchi avrà raccomandato agli imprenditori di restare chiusi nei capannoni, di mettere la mascherina e soprattutto di lavarsi le mani. Di questi stati generali abbiamo avuto notizia solo perché le opposizioni hanno protestato per non essere state invitate. Il Vecchi le ha liquidate ricordando loro che, come nel gioco delle bocce, andarci vicino non significa andare a punto. Detta spiana: hanno perso, stiano zitte, soprattutto perché lui non ha invitato neppure la maggioranza. Giusto. Il rapporto con l’economia lo tiene direttamente lui: per anni è stato revisore delle coop e ha addirittura tenuto il discorso di apertura all’assemblea di Confindustria. Ha nominato un suo uomo in Iren, un direttore e un Presidente alla Manodori, per tacere di tutte le altre partecipate o controllate. Chi può negare che l’economia sia lui? Anche se ci pare che l’economia non se la passasse tutta bene già da prima del covid. Ora la situazione non è certo migliore, al netto dell’ennesimo fallimento di una coop di costruzione, Sicrea, nata peraltro da un fallimento, ma il commercio ne uscirà devastato, come il turistico e l’alberghiero. Vecchi si crede Luigi XIV, ma in realtà è un Luigi XVI, circondato da una giunta in cui supponenza e inconcludenza sono inversamente proporzionali. Per non parlare della mancanza di trasparenza, battaglia condotta senza risparmio da Cinzia Rubertelli. La direzione della Rsa di Reggio è indagato da prima del covid, indagine dispersa come sempre a Reggio nella nebbia e non ha brillato a giudicare dai numeri, né per tempestività, né per trasparenza, eppure Vecchi in versione Re Sole non ha detto e fatto nulla, confidando nel detto reggiano “ taci, fa’ finta di nulla, che si scordano”. Tra gli atti di maggior rilievo della Giunta si ricorda la nomina a direttore generale del Comune dell’ex segretario di Delrio, il cui curriculum professionale temiamo sia modesto, per usare una espressione “prudente”. Non sappiamo nemmeno se contenga come quello del segretario della Manodori, ex collaboratore di Vecchi, il must della conoscenza fluente del portoghese, utile per le aziende partecipanti agli stati generali, che pensassero di espandersi a Lisbona o Copacabana. Altro che prendere un master alla Columbia, meglio frequentare le sezioni del Pd ed eventualmente conoscere il portoghese, gli stipendi non sono mai inferiori ai centomila euro e sono sicuri, non si registrano tagli nei compensi della burocrazia italiana, a differenza di quelli che colpiscono il management di molte aziende private. Su una cosa Vecchi ha ragione: non è necessario invitare un’opposizione che gioca per perdere e che non sa neppure scegliere i temi di scontro. Passi per i 5 Stelle, destinati a finire come l’uomo qualunque di Giannini, ma la Lega locale deve crescere, leggere e studiare. In chiusura ci permettiamo di ricordare a Vecchi- Luigi XVI, che non solo mancano le mascherine, ma temiamo mancheranno pure le brioches.

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