Il sindaco prende gli immigrati

Melilla the last jump

Con tutti i sindaci che fanno barricate per non avere gli immigrati, leggere  sui giornali locali che quello di Reggio Emilia, Luca Vecchi, è disposto a prenderne il più possibile e addirittura a casa sua, apre sinceramente il cuore. Poi leggendo meglio, si scopre che li prenderebbe, va bene lo stesso, a volte basta il pensiero, magari uno vive in un monolocale.  Il nostro li prenderebbe se il suo lavoro non lo portasse sempre fuori casa, senza false modestie si giudica uno dei sindaci più attivi d’Italia. Ora la casa è spaziosa, il reddito famigliare è discreto, solo che la casa è deserta. Dargli la chiave di casa? Banale, gli immigrati devono sentire il calore umano, non basta quello dei termosifoni, devono avere un mediatore culturale, non possono stare davanti alla televisione tutto il giorno, come accade ai figli di quei lavoratori che non possono consentirsi una baby sitter. Come mi piace quest’aria internazionale portata dai renziani! Insomma, il sindaco prenderebbe gli immigrati, ovviamente senza contributo, noblesse oblige, ma non può lasciarli in casa da soli, magari non ha neppure il vestito adatto. Come amo questa sinistra benestante, che pontifica dall’alto della scala sociale, quando gli immigrati premono sui gradini bassi, la amo perché prima, ad essere benestante mi sentivo a disagio, tra le accuse di essere uno sporco borghese per i miei amici progressisti e un cammello che non passerà per la cruna dell’ago per quelli cattolici. Ora basta enunciare buoni principi e sei iscritto tra i borghesi illuminati, nell’era renziana ad essere sporchi sono i progressisti e anche la cruna dell’ago è sempre più ampia, con buona pace di Papa Francesco. Allora possiamo gridare che gli immigrati non sono un problema e avanti, in basso c’è posto.

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