Il significato di “Andate tutti a casa..”

imagesUno dei più acuti problemi del nostro dibattito pubblico, è il suo restare totalmente succube della rappresentazione mediatica che – per sua natura – tende a sciogliere ogni contenuto in una semplificazione banalizzante al fine di coinvolgere il maggior numero di persone.

Questo fondamento costitutivo dei media produce una “antropologia” del circuito politico-mediatico che, in nome del primato emotivo del “percepire”, si è totalmente separata dai connotati del “pensare”. L’agenda politica , a mio modo di vedere, non può essere affrontata ne concretamente dibattuta senza il disincanto del pensiero.

E’ a tutti evidente che i risultati elettorali non siano un semplice fatto numerico, ma riflettano domande emergenti nel Paese che vanno tenute in considerazione anche quando non divengono maggioritarie.

In fondo i veri sconfitti, oltre le piccole formazioni, sono i due più grandi partiti, che nel complesso hanno perso quasi 10 milioni di voti, attestandosi quasi a pari merito come consensi ricevuti ( il PD sopravanza il PDL del 0,4% ).Non fare questa disamina, significa “spostare in avanti” il momento della verità, con conseguenze certamente più gravi per gli ingenui che pensano solo al “tirare a campare”. In questo peccato di superbia cade – con una certa frequenza – la coalizione di centro-sinistra capeggiata dal PD.

Un PD, che come diceva Politi sul “Corsera “, mantiene il vizio antico dei comunisti, inseguire ogni nuovo radicalismo come se fosse una “ costola della sinistra “( fino al punto dei “compagni che sbagliano” per le BR). Tuttavia, se errare è umano, perseverare è diabolico.

Passi che non si sia voluto riconoscere, al tempo delle Primarie, l’evidente maggior efficacia di Renzi come candidato premier , in nome dell’ostinata volontà di “non scendere dalla nave” da parte di Bersani (che dice che può fare anche il mozzo, ma chissà perché fa sempre il capitano…). Se si fossero distinti i ruoli della premiership da quelli della leadership (come, seppur obtorto collo, ha fatto Berlusconi), il centrosinistra avrebbe agevolmente guidato un governo stabile.

Non paghi di questo sbaglio, ora Bersani e il suo gruppo dirigente ( i quarantenni d’assalto Fassina, Orsini, ecc.) perseverano nell’errore attraverso la curiosa idea di reclamare dai grillini un “senso di responsabilità” nel condividere l’azione di governo.

Francamente, si tratta di una sciocchezza troppo grossa per non meritarsi lo sberleffo – presto arrivato – di Beppe Grillo.

Il tema del voto a Grillo non è un fatto che può essere giudicato da esigenze contabili di maggioranza, ma richiama l’esigenza politica di capire il “significato” di questo voto. Chiedere l’impegno “responsabile” dei grillini equivale a pensare che un quarto degli italiani abbia votato Grillo perché voleva mandare giovani precari del tutto sconosciuti a prendere decisioni di governo chiaramente estranee alle loro esperienze e cognizioni politiche. Pensare questo, da parte di un leader politico, è un’idiozia o, peggio, una furbizia pericolosa: il consenso a Grillo ( perché è lui che gli italiani hanno votato, non gli “estratti a sorte” che andranno in Parlamento) deriva esclusivamente dalla sua esplicitata volontà di “mandare tutti a casa”.

Non mi aspetto certo che si rispetti fino in fondo questa volontà (anche perché Grillo non esprime il consenso maggioritario del Paese), ma almeno che non si prendano in giro gli italiani facendo finta di nulla. E’ evidente che non ha senso pensare di affrontare questa domanda di “liberazione” inserendo qualche neofita o compiendo gesti simbolici sul fronte dei costi della politica. Così facendo si metterebbe in circolo solo un’ulteriore dose di demagogia che aggraverebbe ancor più la situazione.

Infatti la prima vera prova di forza, fra una ipotetica alleanza PD- M5S, è quella di rinunciare ai rimborsi elettorali (era una proposta di Renzi): come farà Bersani a recuperare i soldi delle “ gioiosa “ macchina da guerra e di pesanti apparti burocratici di partito? Una strada ci sarebbe abbattere le indennità dei nuovi deputati e senatori, per girarle quasi tutte al partito!

L’unica maniera per rispettare il ”tutti a casa” allora è cancellare il circuito retorico della rappresentazione politica dalla vita degli italiani, cioè – in sostanza – “spegnere la tv”. Questo passaggio (che dal punto di vista individuale è stato compiuto da ben più di quel già grande 25% di persone che non sono andate a votare) può e deve diventare una scelta politica “generale” da parte del ceto politico professionale.

Gli italiani non sopportano più di vedere le facce dei politici ogni sera in televisione. Grillo ha preso i voti che ha preso perché – addirittura con ferocia – ha esplicitamente disprezzato i media e il circo vanitoso di un ceto politico che vive per essere in tv e sui giornali. Non si tratta, ovviamente, di effettuare alcuna censura, ma semplicemente di far sì che il ceto politico riprenda a intermediare i vissuti reali dei cittadini e smetta di alimentare l’inutile e demagogico “falò delle vanità” che si celebra in televisione. Peraltro, esiste solo in Italia l’idea che la politica si definisca nel talk show televisivo che, a sua volta, si trasforma in un genere commerciale che risponde alle leggi sensazionaliste dello spettacolo. Credo che anche Monti, abbia pagato di questa sovra-esposizione mediatica, abbandonando lo stile sobrio, che molti italiani avevano finalmente cominciato ad apprezzare.

Se poi, ci si accorge che i politici onnipresenti in tv (da Fini a Ingroia, da Giannino a Tabacci) non raccolgono nemmeno il consenso per entrare in Parlamento, allora come può non salire la rabbia verso questi “rappresentati del nulla”? La realtà di un circuito politico-mediatico che si sovrappone alla funzione reale della politica è quella che gli italiani hanno legittimamente chiesto di “mandare a casa”. L’intelligenza collettiva del voto possiede significati molto più profondi di quelli che un ceto politico plasmato dai vezzi superficiali della “società dello spettacolo” mostra di poter capire. Abbandonare l’ansia per la “visibilità politica” ottenuta attraverso i media è la strada maestra per rispondere costruttivamente alla domanda espressa dal “tutti a casa” di Grillo. Si tratta di ricominciare a tessere un rapporto onesto con i cittadini che si determina attraverso la rappresentanza di interessi e valori da confrontare dialetticamente e portare a sintesi nel governo della politica istituzionalizzata.

Forse, speriamo, che il Presidente Napolitano riesca a farlo capire a Bersani, a Errani e ai…quarantenni d’assalto.

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