Il sì è contro il sistema?

referendum-renzi-1-640x342 Secondo Renzi la vittoria del Si è una vittoria contro il sistema, addirittura contro la Casta. Ora non si è mai visto un primo ministro anticasta, Cossiga picconò l’albero su cui era seduto, la Presidenza della Repubblica e finì per cadere. Il premier  controlla, con il suo partito, i due terzi degli ottomila comuni italiani, tutte le regioni meno tre, la maggioranza assoluta del Parlamento, con gli alleati pure il Senato, la Presidenza della Repubblica, la vice-presidenza del Consiglio Superiore della Magistratura, le aziende di Stato, la Rai. Appoggiato nel referendum dalle organizzazioni imprenditoriali, dai grandi giornali, perfino dalle Tv di Berlusconi, come fa a dichiararsi antisistema? Tra le molte virtù tattiche del “principe” fiorentino abbiamo scoperto questo populismo furbo, questa camaleontica capacità di essere secondo necessità, uomo dei poteri forti o marci e anticasta, di reggersi sui ras regionali come De Luca, Confindustria al Nord, notabilato clientelare al Sud, meglio del pur leggendario Depretis. Minacciare gli euroburocrati come un Salvini qualsiasi, togliere e mettere la bandiera europea a giorni alterni secondo le convenienze, minacciare l’instabilità politica, il ricorso ad elezioni anticipate, tutto questo fa di Renzi uno stupendo uomo da campagna elettorale, ma non uno statista. Lo ammetto, sono deluso da questo nuovo cambio di verso, che va verso il vecchio, seppure vestito di nuovo, che chiede di cambiare, ma senza cambiamento, certo sono deluso perchè mi ero illuso e alla mia età certi errori andrebbero evitati. Voglio rovimnarmi del tutto facendo una previsione, guardando come il mitico Gianni Mura, nella palla di lardo: Renzi vincerà il referendum e se pure lo perdesse, vincerà le elezioni, per mancanza di avversari, poi celebrato il trionfo, la realtà presenterà il conto, le banche necessitano di 30 miliardi almeno per essere salvate, il debito richiede nuove tasse e tagli, gli interessi stanno salendo e Draghi va verso la scadenza, la ripresa è troppo lenta e l’aumento di produttività lentissimo, 5% contro il 30% della Francia e il 40% degli Usa e allora il “fiorentino” finirà come Zapatero, davanti al Parlamento con ricette montiane.

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