Il ritorno di Berlusconi

ZORRO BLUDopo la sconfitta nel Gran Consiglio ad opera delle colombe di Alfano, il Cavaliere (ancora per poco) è tornato dal Gran Sasso per rifondare Forza Italia, solo nel nome uguale a quella del 94.

Ora si tratta di un partito che ha di fronte solo una strada lepenista, già cavalcata dalla Lega e da Fratelli d’Italia, non certo quella di una formazione liberale.

Del resto si avvicina il giorno della decadenza e della inagibilità ed a Berlusconi non resta che la ridotta valtellinese, parte dal suo zoccolo duro del 15% a cui sommare ciò che resterà della Lega, dopo l’operazione Tosi e la destra ex missina.

Una forza elettorale consistente, ma non sufficiente ad assicurare la vittoria, di fronte ad uno schieramento centrista, di fatto alleato con il Pd guidato da Renzi.

Certo l’idea di mettere in campo la figlia Marina è brillante, ma forse un po’ tardiva ed in caso di sconfitta, rischia di non salvare il Cavaliere e mettere a repentaglio le sue aziende e la sua famiglia. Inoltre la nuova Forza Italia sarà guidata dai soliti Bondi e Verdini, tra i meno presentabili del circo Barnum berlusconiano, fenomeni frequenti nel momento del declino.

Berlusconi ha costruito le sue vittorie sulla capacità di includere Lega, Udc, Alleanza Nazionale, ecc.. ed oggi sta costruendo la sua sconfitta sulle esclusioni. Il big bang del centrodestra allunga l’infinita transizione politica e il prezzo lo paga il Paese.

La sinistra si crogiola nell’attesa di una facile vittoria, Renzi semina speranze e sogni, come il primo Berlusconi, ma la realtà è cambiata in peggio e governare facendo felici tutti, come nel caso dei precari della pubblica amministrazione, è folle oltre che suicida. Il treno della crisi corre e i macchinisti sono assenti, o incompetenti.