Il partito dei giudici

Chiedersi se il Pd controlla i giudici o è controllato dai giudici, è come chiedersi se viene prima l’uovo o la gallina, almeno a partire dal ‘94. Oltretutto non sarebbe una cosa vera, come invece molti pensano, ma è piuttosto verosimile, se si considerano alcuni fatti: in primo luogo il lunghissimo elenco di giudici candidati dal Pd o da partiti alleati, a partire da Violante, Di Pietro, Carofiglio, Emiliano, Grasso e Roberti alle recenti europee. Poi Colombo del pool mani pulite alla Rai, solo per citare i più noti. Infine Cosimo Ferri, poco noto ma molto influente, come ci spiegano le notizie di questi giorni. A memoria mi sembra di ricordare che il vice presidente del CSM, che di fatto dirige l’organo essendo che il presidente di nome è quello della Repubblica, sia sempre stato negli ultimi anni un ex deputato del Pd, appena dimessosi dalla carica elettiva: prima Legnini, ora Ermini, senza riandare ai tempi del discusso Nicola Mancino. Appena scaduto da tale alto incarico, Legnini si è ricandidato col Pd, a presidente di Regione. Come si vede, un ben collaudato sistema di porte girevoli. Il Csm è dominato da correnti che sovente si scindono, ma che potremmo così riassumere: a destra sta Magistratura Indipendente, al centro Unicost, a sinistra Area, l’ex Magistratura Democratica, ora esiste una piccola corrente, quella di Davigo, staccatasi da Magistratura Indipendente e vicina ai 5 Stelle. Queste correnti si devono ovviamente accordare coi giudici nominati dal Parlamento, divisi tra i partiti. Si devono accordare soprattutto per determinare carriere e posizioni dei magistrati, sia giudicanti che inquirenti. Il che spiega come chi è fuori da una corrente, abbia poche possibilità di emergere e questa è già una grave anomalia. Se poi i magistrati eletti si debbono accordare con quelli nominati dalla politica, è evidente che finiscono col parlare coi politici, anche perché un certo numero di loro viene nominato negli staff dei ministeri, sempre dalla politica. Ora la vicenda Lotti ha reso evidente un segreto di Pulcinella e supponiamo che la scoperta dell’acqua calda, nasconda un regolamento di conti, che non fa bene alla magistratura e non tranquillizza i cittadini. I magistrati che parlavano con i deputati del Pd Lotti e Ferri, erano rappresentanti delle correnti di destra e di centro e a meno di supporre che Magistratura democratica parli con Salvini, si può desumere che l’interlocutore principale di tutte le correnti sia appunto il Pd. Io non credo al teorema delle toghe rosse, ma questo legame preferenziale è difficile da negare.

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