Il nuovo governo e l’intrigo dei problemi

 Come nella Talpa di Le Carrè, ancora non si sa chi sia l’autore del codicillo che afferma che il decreto dignità porterà alla perdita di 80.000 posti di lavoro in dieci anni. Dopo che i sospetti si erano accentrati sul ministro Tria, che con quella sua aria da ragionier Filini, rappresenta perfettamente il profilo della spia della porta accanto, alla fine è stato arrestato Tito Boeri ,Presidente ancora per poco, dell’Inps, perfetto esempio del rivoluzionario da salotto. Nel 68, si narra, che a chi telefonasse a casa Boeri per avere notizia dei due rampolli, l’economista ed il fratello noto architetto, il maggiordomo rispondesse che i signorini erano scesi a fare la rivoluzione. Tito del rivoluzionario ha anche il vestito e la capigliatura, ma troppo perfetto nel ruolo, come in tutti i gialli che si rispettino il colpevole dev’ essere un altro. Magari il pirla che non ha letto la relazione scritta dall’Inps e lasciata scivolare dagli esperti uomini di Tria, grandi giocolieri di codicilli e diritto, palleggiatori, rispetto ai ruvidi giocatori penta leghisti. Non a caso il direttore del tesoro si chiama Rivera e dubitiamo che la sottosegretaria grllina, Laura Castelli, possa asfaltarli, come pare abbia dichiarato. Per ora resta a bordo campo senza deleghe, appunto, catramata, se non ancora asfaltata. Chi arriva al potere dopo anni di dominio assoluto della sinistra, deve sapere che non sarà accolto a braccia aperte da un apparato plasmato dai suoi predecessori, cosa già vista a Roma, dove si sono dovuti importare dirigenti da tutta l’Italia, non sempre con esiti felici, come nel caso Lanzalone. Premesso che  credo che l’attuale governo possa essere per il Paese un’ opportunità di cambiamento, resta il fatto che la ricreazione è finita e i problemi vanno risolti. Pur dando un voto positivo alla gestione del problema immigratorio, i numeri erano già scesi, ma si è evitato, per ora, che riprendessero a salire e si è posto il tema al centro del dibattito europeo. Diamo un voto positivo pure alla tornata di nomine fatte e pure future, chiunque venga nominato andrà meglio dei predecessori, non perché più bravo, ma perché romperà con un sistema di potere che ha fatto molti danni. Detto questo, occorre dire che il decreto dignità pur giusto , gli imprenditori italiani non possono pensare di competere solo tagliando salari e diritti ai lavoratori, deve essere scritto meglio: via le causali fino a 24 mesi, dentro vaucher, riduzione del costo del tempo indeterminato. Poi L’Ilva va venduta a Mittal e Alitalia va semplicemente venduta. L’Italia, secondo Paese manifatturiero d’Europa, dove la meccanica ha un grande ruolo, non può pensare di chiudere la più grande acciaieria d’Europa. Pensiamo di produrre i motori della motor valley emiliana con il prosciutto? La compagnia di bandiera è stata a lungo una mangiatoia dei partiti: un mucchio di assunzioni, contratti assurdi, privilegi scandalosi, produttività ridicola, gli italiani hanno già pagato troppo. Si può vivere senza Alitalia, a differenza di Ilva. Per rompere con il turbocapitalismo renziano, non è necessario precipitare nello statalismo. Infine attenti ad ascoltare il professor Tria, alias ragionier Filini, anche e soprattutto se è la “spia” di Draghi, con i conti non si scherza, devono quadrare e se il conte Gentiloni li ha lasciati fragili, non è una scusa per non farli tornare. Con i mercati non si scherza, saranno pure cattivi, avranno un algoritmo al posto del cuore, ma se decidono di fotterti lo fanno, anche perché siamo pieni di debiti e non li abbiamo neppure denunciati tutti. Il nuovo governo, più che dall’Intrigo Internazionale deve guardarsi dall’intrigo dei problemi. Twittare meno e lavorare molto per modernizzare il Paese, avere l’astuzia della volpe e il coraggio del leone, capendo bene quando è ora di essere l’uno o l’altro. Certo i Draghi esistono, ma non sempre vogliono il tuo male, però tendono a bruciare gli apprendisti stregoni, specie quando pensano di essere volpe e leone, senza sapere che hanno invece la forza di una volpe e l’astuzia di un leone.

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