Il mito di Giuseppe Dossetti

imagesCAWM35QCE’ bastato che il nuovo Vescovo di Reggio Emilia, Massimo Camisasca, definisse Giuseppe Dossetti una figura “controversa”, perchè si accendessero le micce dei cannoni dei pasdaran dossettiani.

Si sta celebrando l’anniversario della nascita di Giuseppe Dossetti, ma il clima sembra ancora quello della “guerra fredda”; a contrapporsi, però, non sono i comunisti e gli anticomunisti, ma i cattolici di sinistra, protagonisti della diaspora democristiana e coloro che hanno seguito percorsi politicamente opposti.

Il confronto-scontro vede come protagonisti, da un lato coloro che guardano in chiave agiografica alla figura del monaco di Monteveglio, coloro che lo hanno, se non santificato, certamente beatificato in anticipo, e dall’altro i suoi critici.

Zeno Davoli, a questo proposito, ha sostenuto che più che di un confronto fra destra e sinistra, si tratterebbe di un confronto fra il realismo di Alcide De Gasperi e l’utopia, forse un po’ mistica, di Dossetti: questa osservazione, in effetti, ha il merito di collocare quest’ultimo nella giusta posizione storico-politica. Giuseppe Dossetti aveva studiato diritto ecclesiastico, aveva partecipato alla guerra partigiana contro fascisti e nazisti, aveva partecipato alla stesura della nuova Costituzione italiana ed era stato, nel dopoguerra, un politico di prima grandezza del partito della Democrazia Cristiana. La carriera politica di Dossetti fu rapidissima: nel 1945 divenne vicesegretario della Democrazia Cristiana.

All’interno della D.C. le posizioni di Dossetti, improntate ad un ideale evangelico, si contrapposero, quasi inevitabilmente, a quelle decisamente pragmatiche di Alcide De Gasperi. Dossetti, ad esempio, fu contrario all’ingresso dell’Italia nella NATO, in cui vedeva la riproposizione di pericolose contrapposizioni internazionali ed era inoltre convinto della necessità di una testimonianza radicale cristiana, anche in politica. Alla fine, lo scontro fra De Gasperi e Dossetti, si concluse con la sconfitta di quest’ultimo, che si dimise dalla DC e anche da deputato nel 1951. Dossetti tornò alla politica nel 1956 per candidarsi, senza successo, alla carica di Sindaco di Bologna.

Dopo aver ricevuto l’ordinazione sacerdotale, nel 1959, Dossetti iniziò un’altra carriera, quella ecclesiastica, che lo portò ad assumere incarichi rilevanti in Vaticano: ebbe, infatti, un certo peso nel Concilio Vaticano II, nella sua veste di perito del Cardinale Giacomo Lercaro, Arcivescovo di Bologna: il vertice della carriera lo raggiunse nel 1963, nella seconda sessione del Concilio, quando per alcuni mesi Dossetti fu segretario dei quattro Cardinali “moderatori”, uno dei quali era Lercaro.

In questo modo Dossetti divenne il perno dell’intera assise. Il modo di Dossetti di interpretare il Concilio Vaticano II e le sue conclusioni, è stato però messo in discussione da Papa Benedetto XVI, in occasione di un suo discorso tenuto il 22 dicembre 2005. Nel discorso alla Curia romana, Benedetto XVI, respinse, infatti, la tesi dossettiana secondo la quale il Concilio avrebbe rappresentato un punto di rottura e di nuovo inizio della Chiesa rispetto al passato, parlando invece di “riforma”.

La critica al pensiero di Dossetti ha avuto poi un seguito negli scritti del Cardinale e teologo Giacomo Biffi che, nelle sue “Memorie e divagazioni di un Cardinale italiano” ha scritto: “La coesistenza, se non l’identificazione dei due traguardi, quello “politico” e quello “teologico”, inseguiti da lui simultaneamente e col medesimo impegno, è all’origine di qualche incresciosa confusione metodologica. Dossetti proponeva le sue intuizioni politiche con la stessa intransigenza del teologo che deve difendere le verità divine ed elaborava le sue prospettive teologiche mirando a finalità “politiche”, sia pure di “politica ecclesiastica”.

Il Cardinale Giovanni Battista Re non ha risparmiato critiche a Dossetti:Anche sul piano politico, non possiamo dimenticare i dispiaceri che Dossetti procurò a De Gasperi”.

Don Baget Bozzo, nel suo ultimo libro, dal titolo “Giuseppe Dossetti, la Costituzione come ideologia politica”, ha scritto: “il comunismo non rappresentava un nemico per Dossetti, ma l’occasione storica per realizzare il programma sociale cristiano, da contrapporre al sistema capitalistico dell’occidente. Per la sinistra dossettiana l’idea di “Rivoluzione” era incorporata nella costituzione antifascista, che andava attuata in tutte le sue potenzialità”.

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