Il futuro del cambio euro/dollaro è nelle mani della politica

I mercati valutari, fatta eccezione per la sterlina, appaiono sonnolenti in questa fine anno. Il cambio euro dollaro resta incollato intorno a 1,10 da tempo e nemmeno dalle altre valute del G10 arrivano grossi scossoni. Come se le forze in campo risultassero al momento congelate nella loro attuale posizione e a breve le mosse delle due Banche centrali più sotto la lente, Fed e Bce, non dovrebbero portare a grossi scossoni. Ssecondo gli esperti valutari di Unicredit  è improbabile che le riunioni delle banche centrali centrali in programma questa settimana settimana suscitino un’ulteriore pressione di vendita sull’euro/dollaro, poiché probabilmente non offriranno “alcun nuovo suggerimento” riguardo alle intenzioni di politica monetaria, afferma UniCredit .

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La Federal Reserve americana si riunirà mercoledì, mentre i responsabili politici della Banca centrale europea si riuniranno giovedì. La settimana scorsa l’euro ha mostrato una forte resilienza nei confronti del dollaro Usa dopo che gli investitori non sono stati disposti a vendere l’euro in maniera massiccia nonostante i dati deludenti in arrivo dalla Germania e i dati sui salari non agricoli negli Stati Uniti, con il cambio euro/dollaro che continua ad attestarsi all’interno dell’intervallo 1,10-1,11.

Il contesto in cui ci si trova lo descrivono gli analisti di Bank of America Merrill Linch in un report intotolato proprio “L’attesa continua”. Per quanto riguarda i rischi globali gli esperti di BofA scrivono: “sebbene i rischi rimangano elevati, sono stati compiuti progressi sia sui colloqui commerciali Usa-Cina che sulla Brexit. Prevediamo che le tensioni commerciali si allenteranno ulteriormente e prevediamo anche un accordo sulla Brexit insieme a un’estensione della transizione oltre il 2020. Naturalmente, i dettagli contano e molto dipenderà dall’evoluzione dei macro dati globali”.

Mentre sulle attese di politica monetaria BofA sottolinea: “I nostri economisti si aspettano che la Fed rimanga in sospeso a dicembre e fino al prossimo anno, dopo che la Fed ha dichiarato con forza al fatto che il taglio di ottobre è stato l’ultimo dei tre tagli assicurativi. Raccomandano, tuttavia, di monitorare i rischi poiché la Fed tornerà a una politica più semplice se le prospettive diventano precarie. Allo stesso tempo, la Bce ha segnalato la sua intenzione di rimanere accomodante per tutto il tempo necessario. L’enfasi di Draghi nella riunione di settembre della Bce suggerisce che i limiti all’ulteriore allentamento della politica monetaria vengono raggiunti mentre l’attenzione si concentra sulla politica fiscale”.

Infine per quanto riguarda quello che è stato il tema chiave del 2019, ossia la guerra dei dazi BofA scrive: “sebbene i rischi di guerra commerciale rimangano elevati, recentemente si è verificata una certa escalation. In prospettiva, prevediamo che le tensioni commerciali diminuiranno ulteriormente, ma i dettagli contano. Continuiamo a credere che tutte le parti stanno meglio con un accordo”.

Partendo da qui quali sono le prospettive del cambio euro/dollaro nel 2020? Gli analisti di BofA si aspettano un progressivo indebolimento del biglietto verde con la prospettiva che il cambio euro/dollaro si attesti a fine 2020 a 1,15. Secondo BofA infatti il fatto che il 2020 sia l’anno della nuova elezione del presidente degli Stati Uniti potrà essere una zavorra per il dollaro, mentre l’indirizzo fin qui espresso dalla Bce, ora guidata da Christine Lagarde, sembra favorire la moneta unica. Sempre l’investment bank Usa si attende una maggiore volatilità per il mercato dei cambi. Tuttavia da un breve sondaggio che BofA ha condotto tra i suoi clienti non ha riscontrato una condivisione di questa previsione perché molti money manager si aspettavo invece un cambio ancora al palo e una volatilità ancora addormentata.

Si legge nel rapporto di BofA: “Nel nostro outlook noi prevediamo una migliore prospettiva globale dovuta a un allentamento delle tensioni commerciali, in questo contesto si indebolirà in dollaro che parte da un livello sopravvalutato. Prevediamo inoltre una maggiore volatilità dei cambi dai minimi storici, poiché le banche centrali faranno un passo indietro e saranno meno interventiste”. Si tratta, però, di una visione contraria perché “Il consensus è che il dollaro rimarrà ai livelli attuali e che la volatilità dei cambi rimarrà bassa”.

Aggiungono da BofA: “Il consensus basato sui nostri recenti incontri con i clienti è che gli Stati Uniti e la Cina concorderanno un “mini” accordo commerciale, che per ora eviterà dazi ancora più elevati, ma manterrà alta l’incertezza e non sarà sufficiente per migliorare le prospettive globali. Questa è anche l’opinione dei nostri economisti, sebbene siano un po’ più ottimisti. Un simile consenso suggerisce che se un potenziale accordo commerciale prevedesse alcune riduzioni tariffarie, ciò costituirà una sorpresa positiva per il mercato. Tuttavia, sosterremo anche che qualsiasi potenziale accordo che eviti dazi più elevati e dia pace ai mercati dai titoli di guerra del prossimo anno sarà sufficiente per ridurre i rischi di coda e l’incertezza per ora, sostenendo le prospettive economiche globali e di conseguenza indebolendo parzialmente il dollaro”. Da BofA spiegano: “Il 2019 è stato un anno di ulteriore, inaspettato, aumento delle tensioni commerciali; se il 2020 sarà un anno di tregua nella politica commerciale, si tratta comunque di un miglioramento. Ovviamente, il rischio di non riuscire a concordare un accordo commerciale rimane, nel qual caso ci aspettiamo che il dollaro rimanga forte e si rafforzi ulteriormente. Tuttavia, i recenti progressi nei negoziati commerciali Usa-Cina sono stati incoraggianti”.

Cosa pensa, invece, il consensus? “Gli investitori non si aspettano che il camvio euro/dollaro si muova molto dal suo livello attuale e rimanga nel suo range storicamente stretto. I motivi includono la sospensione della Fed, mentre la Bce continua con QE, i dati dell’Eurozona rimangono deboli e l’accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina è di portata limitata. Tuttavia, noi, invece, notiamo che le politiche delle banche centrali non hanno influenzato i cambi; il dollaro è rimasto forte quest’anno nonostante i tagli della Fed. Inoltre anche un mini accordo commerciale può essere abbastanza buono per ora per indebolire il biglietto verde. La nostra analisi mostra anche una posizione neutrale del mercato sul cambio euro/dollaro. Notiamo che il cambio euro/dollaro era superiore a 1,20 all’inizio del 2018, prima dell’impatto dello stimolo fiscale statunitense e prima dei dazi Usa. Ora in base alle nostre previsioni, invece, invece dovrebbe essere più forte”, dicono da BofA nel report che si sofferma anche sull’effetto elezioni Usa.

“Gli investitori vedono le elezioni statunitensi come un rischio negativo per il dollaro e siamo d’accordo con questo punto di vista. È ancora presto, ma molto probabilmente ne sapremo di più sul potenziale candidato democratico dopo il Super martedì di inizio marzo. Non possiamo speculare sull’esito delle elezioni statunitensi, ma notiamo che, nella misura in cui le politiche economiche di Trump sono state positive per il dollaro, qualsiasi rollback di tali politiche sarà negativo per il dollaro. Inoltre i programmi di alcuni candidati democratici si inclinano a sinistra, il che almeno a breve termine potrebbe innescare preoccupazioni sul mercato; Elizabeth Warren in particolare parla di un “dollaro competitivo” nel suo programma. Ci aspetteremmo anche che il presidente Trump intensifichi i suoi interventi verbali per indebolire il dollaro se rimane forte, in particolare se l’economia americana si indebolisce prima delle elezioni”, dicono da BofA.

Per quanto riguarda poi le mosse delle banche centrali BofA scrive: “I nostri incontri suggeriscono che il mercato potrebbe sottovalutare i dilemmi della Bce nella seconda metà del prossimo anno e le sfide che Lagarde potrebbe affrontare. Il consenso non si aspetta più che in qualche modo Lagarde convincerà i governi dell’UE a trovare un consenso fiscale coordinato e forte. In ogni caso, solo la Germania poteva permetterselo tra le grandi economie dell’euro zona, ma la sua costituzione non lo consente. Tuttavia, il mercato non ha pienamente compreso che l’attuale (mini) programma QE Bce non può proseguire oltre il prossimo anno senza allentare i suoi vincoli: la chiave di capitale, il limite del 33% o l’acquisto di azioni. Considerando quanto sia stato controverso il riavvio del QE quest’anno e le evidenti prove che il programma non ha influenzato l’inflazione o le aspettative di inflazione nell’Eurozona, non ci aspetteremmo che questa decisione sia facile. Vediamo anche il rischio che Lagarde possa tentare di fallire, nel qual caso l’euro si apprezzerà, per le ragioni sbagliate. A nostro avviso, la Bce potrebbe rafforzare l’orientamento in avanti, per collegare gli aumenti dei tassi politici direttamente all’inflazione di base, come hanno anche suggerito i nostri economisti, e sbarazzarsi sia dei tassi di deposito negativi sia del programma QE. Questo ci sembra anche un compromesso molto ragionevole con i falchi della Bce. Ci aspettiamo che l’euro si rafforzi di conseguenza, ma non di molto e per buoni motivi, guidato da un migliore mix di politiche della Bce e di conseguenza una migliore prospettiva economica, piuttosto che a causa di qualsiasi perdita di credibilità della Bce. Non sappiamo cosa Lagarde sceglierà di fare e se ci riuscirà, ma ciò che ci è chiaro è che l’attuale quadro politico raggiungerà i suoi limiti l’anno prossimo”, avverte BofA.

DA Milano Finanza

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