Il dilemma del centro

centro Quando suona la campana delle elezioni, le chiacchiere stanno a zero e quello che conta sono i voti, o meglio, visto che dovrebbe restare il Porcellum, i seggi.

La sinistra infatti con una percentuale del 35/38% dei voti si prenderebbe alla Camera il 55% dei seggi, cioè 345 su 630, tutti gli altri dovrebbero spartirsi i rimanenti 295. Cioè poco più del 60% dei voti assegnati avrebbe il 45% dei seggi. Poco male fino a che gli schieramenti erano tre, ma ora ci sono i grillini, se arrivano al 20% si pappano una valanga di seggi, altrettanti dovrebbe prenderli il Cavaliere; Lega ed Idv, se superano il quorum prendono la loro parte, come si vede restano pochi seggi per un centro che rischia molto sul piano dei voti e che oggi deve trovare posto a più di trenta deputati Udc, altrettanti finiani, più i montezemoliani, più gli ex ministri di Monti, più i transfughi del Pdl. Troppi.

Allora Casini starebbe facendo un pensiero ad una alleanza elettorale col Pd, ciò comporterebbe una perdita di voti, ma un netto guadagno di seggi, senza contare il Senato, dove i centristi partono da due e potrebbero fare un botto. Del resto tutto si terrebbe, visto che l’alleanza si farà anche nel Lazio e in Lombardia e che il ritorno di Berlusconi giustificherebbe un governo di “liberazione nazionale”, soprattutto se si convincesse Monti a recitare un ruolo importante, al Quirinale o al Tesoro, con proiezione futura in Europa. Per Casini sarebbe pronta la poltrona di Presidente del Senato.

Si dirà che sono regole da vecchia Repubblica, è vero, ma la partita si sta giocando con quelle regole. Anche a Bersani l’operazione converrebbe, per coprirsi in Italia ed in Europa e proteggersi dal radicalismo di parte dei suoi. Non si sa se il Centro marcerà compatto verso questa soluzione, di certo a Casini conviene molto, anzi troppo.

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