Il blitz della Procura

Nuove fiamme su Reggio Emilia, non rosse come quelle degli incendi di via Turri, ma fiamme gialle, come quelle dei finanzieri che hanno perquisito uffici comunali, abitazioni di dirigenti e politici di sinistra e pure tre studi legali. Diciamolo subito, una roba da stropicciarsi gli occhi, anche se una rondine non fa primavera. Sì, perché questa è una Città strana, vi si tiene un processo alla ‘ndrangheta che commina oltre mille anni di carcere e non è indagato alcun politico o dirigente pubblico. Come si sarebbe detto una volta: a sinistra manca il terzo livello. Come ha fatto la mafia a prosperare così tanto, senza che nessuno si accorgesse di nulla? Come ha fatto ad avere appalti e sub appalti nel movimento terra, nei trasporti, ricordate le denunce dell’allora presidente della Camera di Commercio, Bini? Come ha fatto ad avere permessi edificatori, licenze commerciali? Chi le ha concesse? Domande per ora senza risposta. Una cosa però sappiamo: il grosso del voto cutrese andava al Pd. Forse è un caso, anzi una grazia dovuta al Cristo Redentore, alle cui processioni non mancavano mai i nostri candidati sindaco. Come è stato possibile che il Comune di Brescello sia stato sciolto per mafia, senza che vi fosse un indagato tra gli amministratori? Dove erano le infiltrazioni, se non c’erano gli infiltrati? Domande senza risposta. Come senza risposta resta il fatto che, dati i numerosi fallimenti cooperativi, non si sia mai aperta un’inchiesta, una ipotesi di falso in bilancio non si è mai negata a nessuno. Giustamente la Raggi a Roma è stata indagata per sospette nomine politiche di dirigenti, a Reggio i dirigenti di nomina politica sono numerosi e si progetta, a leggere i giornali, di proseguire così. Anche dove abbiamo un’indagine, come quella sui diciotto dirigenti, è stata aperta in vista della prescrizione e l’allungamento di due anni dei termini, alla prescrizione ci porterà, senza sapere alcuna verità e pure senza conoscere i nomi degli indagati. In linea di principio sarebbe corretto, ma la gogna mediatica non viene mai risparmiata agli esponenti avversi al Pd. Per questo non sono convinto che anche questa indagine non finirà sul binario morto, magari è un pregiudizio, ma se è in corso da tre anni, molti dei presunti reati non vedranno certo la luce del terzo grado. Pronto a chiedere scusa se mi sbaglio. Anche il clamore mediatico durerà poco: la stampa cittadina, pur con le debite eccezioni, è politicamente orientata a difendere il sistema, i giornali on line presentano la pubblicità dei soliti noti: Iren, Unipol, Coop, Cgil, forse non vuol dire nulla o forse un po’ condiziona. Non vuol dire nulla che direttori di testate ricevano denaro da partecipate del Comune per consulenze, ma certo il dubbio che ciò condizioni, rimane. Ora la sinistra con De Lucia scopre l’innocenza fino al terzo grado di giudizio, meglio tardi che mai, ma siamo sicuri che con gli avversari non saranno così generosi, non lo sono mai stati! Come disse una volta l’ex onorevole Castagnetti, riferendosi ovviamente ad altri, questi hanno un’idea napoleonide che lo Stato sono loro, guai a chi la contesta e del resto in effetti neppure Napoleone durò ottant’ anni. Ora il Procuratore Mescolini dice che si farà chiarezza e poiché è un uomo d’onore, gli credo, ma mi consentirà di dire che se da destra attaccano la magistratura, in questi giorni abbiamo visto che il Pd ci collude. Agli incontri con Lotti e Ferri, deputati del Pd, partecipavano esponenti delle correnti conservatrici e moderate dei giudici, il che ci fa pensare che anche le più radicali non parlino con il centro- destra. Questo connubio, che si vede anche nelle candidature di numerosi magistrati: Grasso, Roberti, Carofiglio, Ferri, Emiliano, Di Pietro, Violante, per fermarci ai più noti, sarebbe bene che finisse. Come sarebbe opportuno cessasse il passaggio da un ruolo all’altro, compresi gli ex deputati, sempre Pd, come Legnini ed Ermini, che passano da politici a Presidenti del Csm, poi tornano, come Legnini a fare i politici, tanto che non si capisce più se sia il Pd a condizionare i magistrati o viceversa. Su tutto questo i “moralisti” del Pd hanno qualcosa da dire? Per fugare i dubbi che a Reggio non manchino i reati, ma le indagini, occorre che si proceda con correttezza e rapidità, in fondo le indagini si fanno per accertare un reato e non c’è da stupirsi se finiscono a volte nel nulla. Quello che non vorremmo è che finissero nel silenzio.

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