Idem tu, Josefa?

idemAnche la sinistra moralista comincia a volersi bene, stanca dello spirito di servizio, lo predica, ma non lo pratica. Ha scoperto le poltrone, il sesso, il danaro e soprattutto la casa. Avevamo avuto Marrazzo e i trans, Frisullo e le escort di Tarantini, le case comperate a sconto e rivendute in guadagno da Nicola Mancino, in affitto facilitato come quella della compagna del sindaco Pisapia o in esenzione di Iva per Josefa, da ieri ex ministro delle pari opportunità e dello sport.

Siamo rimasti sconcertati: la Idem è un’atleta tutta d’un pezzo e poi tedesca, non una qualsiasi furbastra italiana. Eppure non sapeva di vivere in una palestra, mentre marito e figli vivevano nella vicina abitazione e anziché dall’affetto dei suoi cari, era circondata da attrezzature da palestra su cui si esercitavano muscolosi signori, mentre Josefa, in pigiama, passava dal bagno alla cucina per prendere un caffè. Passeggiava tra bicipiti muscolosi, toraci nudi e sudati, inconsapevole, pensando solo alla sua canoa. La colpa, ha dichiarato , era dei tecnici di cui si era fidata: il geometra, il commercialista e pure il marito, diciamo noi, che a sua insaputa le aveva trasformato la casa in una palestra, affittandola per seicento euro ad una associazione sportiva.

Insomma, una vita triste, lontana dal marito e dai figli, costretta a vogare per ore e recarsi alla sera a dormire da sola in una palestra, col rischio di ritrovarsi in cucina e in salotto uno che faceva pesi o correva sul tapis roulant. In mezzo a tanto grigiore, la chiamata al governo, finita purtroppo prematuramente per questa storia dell’Ici non pagata, roba che in Germania e sulla canoa nessuno sa cosa sia e di cui comunque lei ignorava l’esistenza, come ignorava che il comune di Ravenna, di cui era assessore fantasma, le pagasse i contributi previdenziali, come dipendente della società sportiva che affittava casa sua. Facevano tutto loro, il gatto e la volpe: il geometra e il commercialista. Concita De Gregorio, l’elegante giornalista radical chic, in un’intervista in ginocchio su Repubblica, ovviamente l’ha assolta, a sinistra tutto passa, tutto va, nel nome della diversità. Noi invece restiamo delusi da tanta piccineria e furbizia italica, da quella inconsapevolezza tipica del ministro Scajola. Josefa era teutonica e non vogliamo pensare che ce l’abbiano ceduta, essendosi accorti che era troppo italiana.

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