I Dpcm del Conte Badoglio

Arrivato all’ennesimo Dpcm, mai premier aveva goduto di tanto potere e discrezionalità, Conte si è trasformato da Mussolini in Badoglio. E’ rimasto a Roma e non si è rifugiato a Foggia, ma con quest’ultimo Dpcm, ha detto agli italiani: la guerra continua, vedete di cavarvela da soli. Oltre il lockdown non sappiamo cosa darvi. Come Badoglio invocò la protezione degli americani, Conte ha invocato l’aiuto di Fedez e della Ferragni per convincere i giovani a rispettare le regole, questa abdicazione dello Stato suona più tragica che comica. A differenza di Badoglio che lasciò i comandi senza istruzioni, Conte ha dapprima scaricato tutte le responsabilità su Regioni e Comuni, poi dopo le proteste ci ha messo la faccia, ma lasciando  a loro rischiare lo scontro anche fisico con tutti quegli imprenditori che saranno costretti a chiudere nuovamente, con la vaga promessa che poi verrà Natale, che per molti vale il 25% del fatturato, senza sapere se potranno più riaprire, perché il governo non ha fatto molto per aiutarli e ancor meno per scongiurare le chiusure. Certo nel Dpcm ci sono cose modernissime come lo smart working, che dà un’altra botta a bar, ristoranti e negozi, che consente ai garantiti del pubblico impiego di lavorare da casa, mentre i telefoni continuano a suonare a vuoto negli uffici. Non rischiano nulla, né il posto di lavoro, né la Cassa integrazione, mentre gli autonomi ricevono modesti sussidi in cambio delle chiusure e i privati dipendenti e professionisti, che non possono fare smart, devono rischiare la salute per mandare avanti fabbriche, supermercati e studi. E’ chiaro che per i primi la salute è il valore più importante, mentre per i secondi lo è il lavoro, che poi vuol dire il pane quotidiano. Scottato dal fatto che dopo il lockdown, l’economia italiana, che aveva crescite da prefisso telefonico, abbia avuto un crollo a due cifre, il Conte-Badoglio è giustamente preoccupato delle conseguenze economiche e delle proteste.  Diciamolo chiaro, si chiude perchè l’app Immuni e il contact tracing non esistono, le terapie intensive e i reparti Covid non sono stati potenziati, il personale per le Usca non è stato assunto in misura sufficiente, gli edifici per le quarantene fuori dalle famiglie, non esistono. Le riaperture estive delle discoteche sono state un autentico delitto, il non aver usato subito i privati per potenziare i trasporti, una prova di incapacità totale: erano aziende chiuse a cui lo Stato pagava la Cassa integrazione, dava sussidi e prestiti, meglio sarebbe stato farle lavorare. Bisogna aggiungere, come ricorda Pierluigi Castagnetti, che Conte non ha mai fatto un serio sforzo per unire il Paese, non ha mai aperto un tavolo permanente con un’opposizione che, pur con molti limiti, governa 15 delle 20 regioni italiane, anche se bisogna dire che pure il Presidente della Repubblica avrebbe potuto essere meno Vittorio Emanuele terzo. E’ finita l’epopea, montata dallo staff di Casalino, di un Conte novello De Gasperi, delle conferenze stampa notturne, in cui si faceva del casino, ma tutto andava bene perché la gente aveva paura di morire di Covid. Ora è evidente a tutti che lo Stato italiano non funziona, è una macchina sgangherata in tempi normali, è un dramma in emergenza, con i suoi alti papaveri: Tridico (Inps), Parisi (Anpal), Arcuri( emergenze) che non combinano molto, percepiscono buoni o lauti stipendi e prendono pure in giro imprenditori, regioni e cittadini, quelli che l’emergenza l’ affrontano davvero ogni giorno e sanno che forse si può morire di Covid, ma avanti così si rischia molto di più di morire di fame.

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