I conflitti interni alla Lega Nord

leganord Nella Lega Nord, da un po’ di tempo, è in corso una feroce guerra fra le varie correnti interne, ma soprattutto fra Bossi e Maroni, a Milano come a Reggio Emilia: a conferma di ciò le recenti dimissioni del deputato reggiano Angelo Alessandri, presidente della Commissione Ambiente della Camera e considerato un fedele di Bossi.

Il conflitto interno alla Lega ha raggiunto il suo apice durante il “congresso delle scope” ed in occasione delle ultime vicende politiche che hanno interessato la Regione Lombardia. La scelta della Lega di chiedere le elezioni regionali anticipate, dopo che Maroni, trentasei ore prima, aveva dichiarato di voler completare la legislatura seppur dopo l’azzeramento della Giunta in carica, ha rappresentato il segno più evidente di un forte malessere interno e dell’esistenza di guerre fratricide che hanno lo scopo prevalente di difendere o di riconquistare la leadership della Lega. Non è in gioco solo la credibilità politica di Maroni, ma la credibilità della Lega Nord, nel suo insieme, nei confronti degli altri partiti, compresi quelli prima alleati.

Il problema principale della Lega Nord sembra non sia più quello del programma o delle alleanze politiche, ma tutto è ormai orientato allo scontro ed ogni occasione è buona per tentare di assestare un colpo decisivo all’avversario di turno. Bossi, dopo le vicende giudiziarie che lo hanno recentemente interessato, insieme alla sua famiglia e agli amici del cosiddetto “cerchio magico”, sembrava si fosse rassegnato alla pensione. In molti invece hanno l’impressione che Bossi abbia continuato a tramare nell’ombra, forse pensando che, passati i tempi bui, gli elettori avrebbero dimenticato e lui avrebbe potuto tornare sulla scena politica da protagonista, come se niente fosse accaduto. L’imperatore Bossi, confidando sugli antagonismi presenti fra i vari vassalli della Lega, ha colto l’opportunità per assestare, in occasione delle traversie interne alla Giunta lombarda, un duro colpo alla leadership di Maroni.

Poco importa alla Lega dei destini della Regione, poco importa del fatto che la crisi politica che si è determinata ha comportato un vuoto di potere in un momento difficile di crisi economica ed un danno per i cittadini lombardi: l’importante è dare una prova di forza e vendicarsi del Pdl che è salito sulla barca di Monti lasciando la Lega, prima alleata, all’opposizione. Forse qualcuno è convinto che “defenestrando” Formigoni, sull’onda di una campagna forcaiola, costruita sui processi sommari e sulla demonizzazione della politica tout-court, i cittadini lombardi potrebbero votare in massa per la Lega Nord: ho l’impressione però che tale convinzione non abbia un fondamento razionale sul piano politico.

Se la Lega pensasse di costruire una campagna elettorale tutta imperniata su una presunta questione morale, sbaglierebbe i suoi conti: i cittadini difficilmente dimenticheranno, nel medio periodo, i recenti trascorsi del suo principale ex leader e della sua famiglia, unitamente alle vicende legate all’oro ed ai diamanti comprati con i soldi destinati al finanziamento pubblico del partito. Di fronte a questo scenario, la prospettiva di una scissione nazionale nella Lega Nord appare sempre più probabile.

E’ davvero un peccato che questa guerra interna sia esplosa in modo così virulento in questa fase, proprio nel mezzo di un tentativo, che tante speranze aveva suscitato, di ricostruire l’immagine della Lega e di rinnovare la sua politica fatta, finora, più di folklore che di proposta.

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