Grillo, l’antipolitica e i gattini ciechi

gatto-stivali-shrek2Sarà stato il sondaggio Swg, istituto non sgradito alla sinistra, che, lanciando la notizia dei grillini terzo partito alle prossime politiche, ha fatto saltare i nervi a qualcuno.

Tant’è che Bersani si è affrettato a proclamare che il vento dell’antipolitica rischia di spazzare la politica.

Una fanfaluca colossale, semmai spazzerebbe via questi partiti e ci vuole un bel fegato a dire che rappresentano la politica tout court, semmai una politica cialtrona e avida che rischia, essa sì, di mettere in pericolo il Paese e la democrazia.

Sono gli stessi che non vogliono rinunciare al finanziamento pubblico dei partiti, con la scusa che la politica diventerebbe cosa per ricchi.

Altra balla, predicata in tv da Rosy Bindi, i ricchi aggiungono i loro soldi a quelli pubblici e i ladri rubano denaro pubblico, senza smettere di rubare quello privato. Almeno risparmiamo il primo. Come se non bastasse, abbiamo avuto la immancabile narrazione Vendoliana, con l’affermazione che i voti di Grillo vanno nel fiume sporco dell’antipolitica.

Se l’antipolitica è un lago che si forma con i delusi della politica e le sue acque sono sporche, è perché il fiume della politica che lo alimenta, è lurido. Poi è ora di dire che il voto di protesta, come il non voto, hanno la stessa dignità politica di chi vota per i partiti.

Se uno non vota è perché non trova un prodotto accettabile sul mercato, invece di accusare i cittadini, i politici facciano partiti votabili. Ora però il loro grado di inquinamento, il loro vuoto etico e politico, la loro avidità di danaro, li rendono ciechi e non trovano di meglio che identificarsi con la politica, come i re francesi con lo Stato, col rischio che le loro teste rotolino nel cesto della ghigliottina.

Grillo non è Giannini, il fondatore dell’uomo qualunque, rappresenta i movimenti post- globalizzazione, come i Pirati tedeschi, ha un suo spazio che solo i gattini ciechi e la stampa tradizionalista non vedono, ma il fiume rischia di essere gonfiato proprio dal voto contro i partiti attuali, da chi crede che destra e sinistra siano sciagure equivalenti e che l’unica soddisfazione sia mandarne a casa più che puoi.

E’ l’ultimo tentativo, prima di chiudersi in un astensionismo fatto di rancore e impotenza. Certo la sinistra soffre di più il fenomeno, perché ritiene di essere” la politica,” poi perché identifica la politica solo nei partiti, mentre ormai sono diversi i luoghi della sua formazione, è forse meno politico far funzionare una fabbrica, che dà lavoro e produce ricchezza, che fare il burocrate sindacale?

La destra italiana, invece gioca a fare l’antipolitica, avendo una scarsa cultura di governo, ma ormai anche questo coro è stonato. Senza nuovi partiti, il fiume dei grillini rischia di essere l’unico potabile, con buona pace di Vendola e delle sue stanche narrazioni.

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