Gli indagati del pd & company

images24321 Solo pochi anni fa, la notizia che uno dei dirigenti del Pci fosse stato oggetto di indagini della magistratura sarebbe apparsa straordinaria, quasi inverosimile: ciò anche in virtù del fatto che, per lungo tempo, le indagini della magistratura si sono orientate in un’unica direzione e che il silenzio dei tanti compagni G ha fatto da argine alla ricerca della verità in materia di finanziamento illecito dei partiti; finanziamento proveniente anche dall’estero.Oggi, gli avvisi di garanzia o di rinvio a giudizio dei dirigenti del partito erede del vecchio Pci, non fanno più notizia, tanto è elevato e frequente il loro numero, anche se le accuse di illecito hanno cambiato segno: si è infatti passati dal finanziamento illecito dei partiti, attraverso le tangenti provenienti da soggetti privati, all’appropriazione indebita di denaro pubblico per scopi di arricchimento personale.

Fra i casi più eclatanti di presunto finanziamento illecito vi è quello che riguarda Filippo Penati: eletto Sindaco del Comune di Sesto San Giovanni nel 1994, nel 2004 è stato eletto presidente della Provincia di Milano, nel 2009 è divenuto capo della segreteria politica di Bersani ed infine, nel 2010, è stato nominato vicepresidente del Consiglio regionale della Lombardia. Nel 2011 è arrivato a Penati il primo avviso di garanzia: è stato infatti indagato dalla Procura della Repubblica di Monza per corruzione e concussione in merito alle presunte tangenti intascate sulla riqualificazione dell’ex area Falk di Sesto San Giovanni. Questo però non è che l’inizio: nel settembre 2011 Penati è stato indagato per concorso in corruzione sulla base di una inchiesta condotta dai PM di Monza e che riguarda l’acquisto compiuto dalla Provincia di Milano del 15 per cento delle azioni della società autostradale Milano-Serravalle, di proprietà del gruppo Gavio; acquisto avvenuto nel 2005 e che ha consentito alla provincia di Milano di detenere la maggioranza delle azioni. Un acquisto che fece discutere, in quanto le sue motivazioni non apparivano comprensibili, se inquadrate in una logica di puro interesse pubblico. Il 25 luglio 2011 Penati si dimise dalla carica di vicepresidente del Consiglio regionale lombardo, ma non da quella di Consigliere regionale e solo nel settembre 2011, dopo il secondo avviso di garanzia, il Pd ha deciso di sospenderlo.

Altre indagini della magistratura, ancora in corso, hanno interessato AlbertoTedesco: nel 2005 venne nominato assessore alla Sanità della Regione Puglia dal Presidente Nichi Vendola. In quella occasione qualcuno sollevò perplessità sulla nomina, palesando l’ipotesi di un conflitto di interessi, in quanto la moglie ed i figli di Tedesco avevano partecipazioni azionarie in alcune società che commercializzavano in Puglia prodotti farmaceutici e parafarmaceutici. Nel 2009 Tedesco venne eletto Senatore della Repubblica. Nel febbraio dello stesso anno venne indagato dalla procura antimafia di Bari, con l’ipotesi di reato di associazione per delinquere e corruzione. A seguito dell’indagine, Tedesco si dimise dalla carica di assessore. Il 20 luglio 2011 il Senato negò l’autorizzazione all’arresto di Tedesco che, cinque giorni dopo, rassegnò le dimissioni dal Pd.

Anche il Presidente della Regione Puglia, leader della sinistra rosso-verde Sel, Nichi Vendola, non è sfuggito alle indagini della magistratura. Vendola è stato indagato per abuso d’ufficio: l’accusa e quella di aver favorito la nomina del primario Paolo Sardelli al reparto di chirurgia toracica dell’Ospedale San Paolo di Bari. A chiamare in causa Vendola è stata Lea Cosentino, ex Direttore Generale dell’Asl di Bari. Solo pochi giorni dopo è arrivato a Vendola un secondo avviso di garanzia: è indagato dalla Procura di Bari, insieme agli ex assessori alla Sanità della Regione Puglia, Alberto Tedesco e Tommaso Fiore, per una transazione, non conclusa, tra la Regione Puglia e l’Ospedale ecclesiastico Miulli, di Acquaviva delle Fonti, per un importo di 45 milioni di Euro.

Ai casi di Tedesco e Vendola, in Puglia, si è aggiunto quello dell’ex vicepresidente della Giunta regionale pugliese Sandro Frisullo, esponente importante del Pd pugliese, che è stato arrestato nell’ambito delle indagini sulla gestione della sanità pugliese. L’accusa è di associazione per delinquere e turbativa d’asta.. Secondo l’accusa, Frisullo, numero due della giunta guidata di Nichi Vendola, (sollevato dal suo incarico dal governatore) sarebbe stato “stipendiato” con soldi e favori di vario genere dall’imprenditore Giampaolo Tarantini, in cambio di vantaggi per le sue società nell’aggiudicazione di appalti per cinque milioni di euro presso la Asl di Lecce.

L’elenco degli avvisi di garanzia inviati ad esponenti importanti del Pd, non si conclude però qui: il caso che più ha destato clamore e stato quello che ha interessato il Senatore Luigi Lusi, ex tesoriere della Margherita, prima che questo partito desse origine, insieme agli ex comunisti, al Pd. Il senatore Luigi Lusi è indagato per aver sottratto i soldi dei rimborsi elettorali, per un importo complessivo di 23 milioni di euro, in virtù del suo incarico di tesoriere della Margherita, creando una contabilità parallela che sarebbe sfuggita ai controlli dei revisori dei conti, perché prelevati in piccola quantità. Dopodiché i soldi sarebbero stati trasferiti in Canada, frazionati in novanta bonifici, sul conto delle società TTT srl e Paradiso, delle quali era unico proprietario. Infine, approfittando dello Scudo Fiscale, Lusi avrebbe fatto rientrare il capitale investendo in immobili in Roma e in altre province, usando i parenti come prestanome e depositando il resto sul proprio conto corrente.

Per non dimenticare nessuno, credo vada la pena di ricordare il caso di Franco Pronzato, indagato per corruzione e turbativa d’asta: Pronzato è un manager genovese, uomo del Pd, socio fondatore dell’associazione Maestrale di Claudio Burlando, attuale consigliere di amministrazione dell’Enac, in passato consulente dell’allora ministro dei trasporti Bersani e, fino a poco tempo fa, consigliere dell’aeroporto Colombo di Genova. Nessuno è colpevole fino a sentenza definitiva, ma certo tanti indagati, in un partito che amava considerarsi “diverso e migliore” rispetto agli altri partiti, fanno un certo effetto.

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