Forza Italia affonda, ma un nuovo centrodestra moderato prova a emergere

L’asticella è stata ormai superata: d’ora in avanti, non si torna più indietro. La contrazione del centrodestra azzurro adesso è questione di numeri e calcoli: il bradisismo si è rivelato infatti una scossa di magnitudo forza sette, dando vita a un’onda capace di travolgere Forza Italia e i suoi ribelli, Silvio Berlusconi e la compagna Pascale (che ha deciso nel frattempo di correre da sola), Toti e Paolo Romani, Carfagna e Gaetano Quagliariello.

I rumors vedono pronto in batteria un gruppo di una ventina di deputati che, alle spalle del Cav, lavora per spostarsi sotto l’ombrello del simbolo di Idea, guidata da Gaetano Quagliariello. Una manovra parlamentare firmata dai cosiddetti responsabili, termine storico con il quale vennero definiti i parlamentari dell’opposizione passati in maggioranza durante l’ultimo governo di Silvio Berlusconi, il cui obiettivo è quello di riformare una cellula di FI coinvolgendo i malpancisti indolenti ora verso Salvini e Meloni ora nei confronti di un ruolo da stampella dell’esecutivo in carica. Spoiler: ad oggi, difficilmente tutto ciò avrà luogo. Il disegno in stile Italia Viva trova infatti un grande ostacolo per la riuscita imminente: «Sono da sempre un “irresponsabile”» spiega a Linkiesta Gaetano Quagliariello, facendo riferimento al titolo affibbiato ai parlamentari di cui sopra. «Al momento non sono stato contattato da nessuno, in forza anche di alcuni criteri al quale non intendo sottostare: ovvero quello di diventare alleati di governo». Insomma, un matrimonio che non s’ha da fare, almeno per il momento.

Scartata l’alternativa strategica e strizzati gli schemi che molti grandi quotidiani danno per certi, per capire l’attuale situazione di Forza Italia, secondo un big del partito e storico berlusconiano, si deve fare qualche passo indietro. La decadenza di un partito che, traducendo percentuali in persone, aveva un bacino di ben 13 milioni di elettori, ha avuto inizio proprio quando al quartier generale non è filtrata l’immagine di una classe dirigente, di una democrazia, di una rappresentatività obsoleta, frutto di un gruppo di decisori, molto vicini al Cav, non eletti e con ruoli non politici. Gli stessi che da luglio ad oggi sobillano da dietro le quinte per la fusione – che in realtà sarebbe una resa spontanea – di Forza Italia con la Lega di Matteo Salvini.

Di queste idee ovviamente si è fatto portavoce davanti ai suoi fedelissimi anche Silvio Berlusconi, tradendo, secondo molti, una consapevolezza sin dai primi annunci: cioè che l’avventura forzista è ai titoli di coda. La sensazione diffusa è quella che l’ex premier abbia poca “voglia di continuare, ma sopratutto poca voglia di delegare”, nonostante i delfini scalpitanti pronti a subentrargli, nonostante che i volti dell’insofferenza comune siano quelli di Mara Carfagna e Giovanni Toti, nonostante una carriera politica che ha ben poco ancora da regalare. Mors omnia solvit, così per Forza Italia sarà la volta di disperdersi nell’arco costituzionale solo dopo la dipartita politica del Cavaliere.

Come del resto, passando sempre per il latino, vale il detto mors tua vita mea, complici anche quelle assenze di 10 senatori berlusconiani al voto sul Mes, per molti, il punto di non ritorno. Una certezza infatti, nella nebbia tanto fitta da farti perdere l’orientamento che avvolge Forza Italia, d’altro canto è presente: gli scontenti si sono uniti, sono ancora sfollati, ma le fondamenta ci sono. Se la paura detonatore delle fughe verso altri lidi tiene conto anche della riforma del taglio dei parlamentari, che scatterebbe con il nuovo mandato, e del 6% nei sondaggi che in caso di fine anticipata della legislatura condannerebbe molti berlusconiani a non tornare in Parlamento, lo zoccolo duro forzista (Toti, Romani e Carfagna) cerca e vuole una risoluzione parlamentare, senza più nascondersi.

C’è solo un problema: dove inserirsi come nuova Forza Italia?

L’assenza al voto sul fondo salva Stati strizza l’occhio al governo e alla maggioranza, che così avrebbe abbassato il numero dei no alla risoluzione, mentre di contraddizione originale si tratterebbe nel caso di un sostegno alla Lega di Salvini per un grande centrodestra. Toti insegna che non mai troppo tardi per cambiare idea, viceversa salterebbe a priori l’appoggio di Mara Carfagna, così come in termini di loghi e acrobazie parlamentari risulterebbe incompatibile l’appoggio al Conte2 a nome di Quagliariello e della sua Idea.

I valori cardini, detto ciò, sono quelli degli anni gloriosi di FI, quella liberale, popolare e riformista; lo spazio di azione, invece, quello occupato per mancanza di alternativa da Salvini e, se ancora intatto, quello che una volta era dello stesso Berlusconi. In senso pratico: “Di gruppi parlamentari pronti a fare da stakeholder ce ne sono molti, nei consigli regionali si trovano le nuove leve da impiegare nel progetto, in quelli comunali, nei sindaci e via dicendo i neofiti da inserire”, un network infortunato dalla pigrizia del partito nel cambiare livrea, che vedono in Renzi un politico di talento ma lontano dai crismi del popolo azzurro e nell’Opa salviniana uno spunto per essere di nuovo competitivi coprendo quella “gamba sinistra” di un centrodestra oggi smarrito, ma forza ancora in vita.

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