Fal(sar)i al quadrato

Sta girando sui giornali un titolo in cui si legge che con l’introduzione della moneta unica i tedeschi  avrebbero guadagnato 23  mila euro a testa e gli italiani ne avrebbero perso più di 70 mila (sempre a testa).  Negli articoli spiegazioni poche e quelle pure confuse. In più si dice che è uno studio tedesco. Peccato che uno degli estensori sia italiano. E peccato pure che nessuno si affretti a riportare tutte le critiche di economisti (certificati) di tutt’Europa. È il classico studio che serve per andare sui giornali, fare notorietà e perdersi immediatamente nei consessi accademici. Insomma è una circa fake, ammantata di grafici e parolone. Il tutto per arrivare alle orecchie di chi non aspettava altro per dare la colpa a chi la DEVE avere. Una cosa però è sfuggita agli estensori. Una cosa che sfuggirà anche ai lettori disattenti. E la cosa è la seguente: viene detto a chiare lettere che il motivo per cui con l’euro gli italiani perdono è perché NON possono più fare ricorso alla svalutazione. Che poi è un cavallo di battaglia della Lega. E nessuno mai commenta questa cosa, che si ripercuote solo sul lavoro (stipendi), visto che NON siamo produttori di materie prime e quindi le svalutazioni servivano SOLO ad abbassare il potere d’acquisto dei salari. Di questo aspetto NESSUNO parla, o meglio nessuno mette in relazione svalutazione e potere d’acquisto. Chiaro che con l’euro il giochino non poteva esserci. C’erano però i mutui a tassi ridicolmente bassi rispetto a quelli con la lira e di questo si sarebbe dovuto approfittare per rilanciare la competitività. Non è successo: tutti quelli che facevano soldi (industria e commercio) hanno preferito tenersi il malloppo e non reinvestirlo. Nel frattempo lo stato prima faceva niente per controllare i prezzi e poi addirittura negava la crisi. Ecco quindi la tempesta perfetta e la nostra miseria definitiva. Aggravata anche dal fatto che i giovani bravi e preparati dopo il diploma e la laurea hanno deciso di emigrare. E questo NON SOLO per mancanza di posti di lavoro, ma anche per gli stipendi notevoltente più alti. Ecco allora il vero depauperamento del paese: paghiamo alti costi sociali per far studiare i giovani e quelli bravi, quelli che hanno più iniziativa, una volta avuto il titolo di studio ci lasciano e vanno all’estero. A noi rimangono i costi e la seconda scelta delle scuole e quindi un paese sempre più in ginocchio. E per ora è la punta dell’iceberg. Perché ancora molti giovani sono titubanti e restano, ma quando questo stato sempre più pesante comincerà a tartassare seriamente il ceto medio, allora la fuga sarà di massa e il disastro totale. Soluzioni all’orizzonte allo stato attuale se ne vedono poche, anche perché il patrimonio industriale, causa i mancati investimenti e la mentalità patriarcale degli imprenditori hanno ridotto al lumicino ampi settori dell’industria privata. Quella pubblica sconta da sempre l’ingerenza politica, e anche eccellenze, ENI, sono meno redditizie per questi motivi. Inoltre il paese è sempre in mano, a livello finanziario, di ottuagenari lucidi ma poco aggiornati e questo chiude il cerchio. Ci vorrebbe fantasia al governo per invertire questa tendenza, ma o ce ne è troppa (scie chimiche e amenità analoghe) o nessuna (perché i modelli di riferimento sono ancora quelli dell’asse Bossi-Berlusconi).  Il tutto condito dagli alti lai del sindacato che denuncia i bassi stipendi, ma non dice come sono nati. Unica chance pare sia quello dello stipendio minimo di 895 euro al mese per poter uscire dal reddito di cittadinanza. Un mostro insomma, perché se quest’ultimo funzionasse davvero e preparasse i non lavoratori al lavoro, darebbe loro una chance vera: andare a lavorare all’estero. Ma tutto questo sui giornali NON c’è, ci sono solo le colpe, i colpevoli, tutto il ciarpame che serve per non affrontare mai seriamente un problema. E questo, forse, è il vero problema. Pressapochismo e informazione tarocca.

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