Fallimenti Cooperative, avanti un altro

A Reggio Emilia, città di Camillo Prampolini, padre del movimento cooperativo rosso, continua il rosario del fallimento dei gruppi cooperativi. Dopo Muratori Reggiolo, Orion, Ccpl, Cormo, Coopsette, è il turno di Unieco, gigante delle costruzioni, con un dedalo di duecento società controllate. I motivi sempre gli stessi: un mix di difficoltà di mercato e incapacità manageriali. Diciamo subito alcune cose politicamente “scorrette”: le cooperative delle costruzioni sono diventate grandi grazie allo stretto legame con la politica, che ha favorito il consumo del suolo, i grandi appalti, ecc.. Questo legame è stato garantito da un sistema di porte girevoli, tra istituzioni, rappresentanze di categoria e cooperative. Prendiamo il caso di Ferrari, sindaco di Fabbrico, poi segretario provinciale del Pd, infine dirigente di una società cooperativa, in sostituzione dell’attuale assessore all’urbanistica. Oppure dell’ex sindaco di Correggio, altro Ferrari, diventato poi presidente delle ferrovie regionali e da presidente, divenuto dirigente delle stesse, con un salto acrobatico e ora presidente di una società del movimento cooperativo. Potremmo annoiarvi, ma ci pare sia chiaro che tutto si tiene, o meglio, si teneva fino a che il mercato tirava e quando i mercati salgono, tutti sono bravi, siccome gli stipendi da centinaia di migliaia di euro correvano, ogni cooperativa desiderava rimanere autonoma fino alla morte, o alla pensione. Nessuna fusione, poca internazionalizzazione, espansione solo dietro alle vittorie della sinistra, qualche indagine per tangenti o turbativa d’asta, ma poca cosa rispetto ai privati, soprattutto poco clamore. Il silenzio è di rigore, anche quando i fallimenti comportano licenziamenti, non sono mica Almaviva, non arrivano ai notiziari, figuriamoci ai talk show! Silenzio sui sottoscrittori del prestito soci, non sono mica Veneto Banca, indagini zero, magari non necessitano, però come non notare che il falso in bilancio non si nega a nessuno, ma appunto non sono una società privata. E come non notare che ci sono più indagati per il crac delle banche venete o per altri piccoli Istituti, che non per Mps, il più colossale buco bancario italiano. Magari sono io che mi sbaglio, anzi è certamente così, se a Castelnuovo Sotto, patria di Coopsette, dopo il crac i cittadini hanno votato di nuovo sindaco un dipendente della cooperativa, come spesso accaduto in passato. Il silenzio è d’oro, qualche mugugno nei bar, piccole vendette nell’urna, come massima trasgressione un voto ai Cinque Stelle, ma solo alle Europee. Il PD tace, eppure ci sono lavoratori che si sono fumati i loro risparmi e devono tirare la cinghia, per conseguenza tace anche sui fallimenti dei privati e sulle vendite delle aziende del territorio, perché tutto si tiene. Continua il consumo di territorio: a Reggio Emilia ora si lavora sulle zone di pregio, come Canali, oppure sui nuovi centri commerciali, come la Conad di via Luxemburg, con annessi trecento nuovi appartamenti, visto che i mille di Ospizio e del Parco Ottavi non li ha voluti nessuno. Il gioco è sempre lo stesso e il conto lo pagano i cittadini, l’eccesso di offerta deprime i prezzi del già costruito, le politiche di inclusione a ghetto fanno crollare certe zone a zero. Eppure tutto tace, come dice De Luca, gli italiani non sono giacobini e continuano a votare gli stessi, che poi nominano dirigenti i loro Romeo, come la Raggi, ma nessuno dice niente, perfino la mafia, ora sotto processo, esiste ma non se n’era accorto nessuno, anche quando vi  hanno comprato casa. Provate a pensare cosa sarebbe successo se un grillino, o comunque un oppositore avesse comprato casa da un mafioso! Silenzio, doppiopesismo, ipocrisia degli eredi di Dossetti, pure loro seduti al desco con le cooperative sociali,autori di servo encomio di un potere che controlla la vita dei cittadini dalla culla alla bara, anche se i grani del rosario continuano a scorrere.

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