Equità e presa per i fondelli

La beatificazione del governo Monti si basa sulla trimurti: rigore, sviluppo, equità, però fino ad ora si è visto solamente il primo, mentre si fa un gran parlare del secondo e si dà per assodata la realizzazione della terza. Ma la manovra è stata equa? Diciamo che ha redistribuito il reddito, aumentando le tasse sui consumi e sui patrimoni , risparmiando, correttamente, i salari e le imprese, cioè i produttori della ricchezza. Questo non è equità, solo politica fiscale, a volte pure iniqua. Non è equità tassare i patrimoni, peraltro già tassati all’atto della formazione, per pagare pensioni false, stipendi inutili, privilegi scandalosi. E’ una scelta di politica fiscale, neppure intelligente, perché dice alle formiche che non stanno lavorando per il loro futuro, ma per pagare il presente delle cicale o, peggio ancora, il ticket sanitario degli evasori. Si tende a confondere l’equità con l’egualitarismo, togliere ai ricchi per dare ai poveri, senza nemmeno chiedersi se i beneficiari siano poveri, o semplicemente furbi, però, dove si è realizzato il socialismo, i poveri non sono diventati ricchi, si sono semplicemente impoveriti tutti, eccetto la casta dei politici e dell’apparato. Del resto, se le formiche si fermano hai un bel parlare di crescita e di competitività, il capitalismo compassionevole è una presa per i fondelli. Il capitalismo deve essere equilibrato, l’equità è una roba come la santità, non frequenta questo mondo. La manovra non è giusta perché troppo sbilanciata verso le tasse e debole sul fronte dei tagli e, nonostante l’ironia del premier, ci sono troppe uova di struzzo e troppi furbastri in circolazione. Inoltre, come detto, è poco convincente: gli spagnoli hanno fatto una manovra più piccola, ma tutta tagli di spesa ed il risultato è che il nostro spread è 200 punti superiore al loro. Mentre Monti predica la sua trinità, le regioni meno virtuose e più indebitate, come Lazio e Sicilia, aumentano sprechi e vitalizi e le più virtuose, come l’Emilia, spostano i tagli alla casta, alla prossima legislatura. Tutte unite nell’aumentare tickets ed addizionali irpef, che ovviamente gli evasori non pagano. E’ equo chiedere alle formiche di donare il proprio sangue alle cicale, senza essersi premurati di fermare l’emorragia? O non è semplicemente un modo per allungare la vita della seconde, portando alla morte anche le prime? Gli spagnoli hanno scelto di pagare nel presente per comprare futuro, mentre noi continuiamo a spendere appunto futuro. I mercati, che non sono scemi lo hanno capito e si regolano di conseguenza. Per inciso, non concorrere alla beatificazione del premier, non significa certo rimpiangere il duo B&B, cioè Bossi e Berlusconi, la sobrietà ci piace, ma non è certo il momento di essere sobri nell’avere coraggio.

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