Epitaffio di Sandro Bondi

berlus99436.jpg_415368877 In un bell’articolo di Merlo sul Foglio di Giuliano Ferrara, Sandro Bondi scrive l’epitaffio dell’epopea berlusconiana, con queste parole: “questa storia è finita male. Dietro Berlusconi non c’era niente. In questi anni non abbiamo costruito nulla di umanamente e politicamente solido o autentico…ci meritiamo quello che sta succedendo. Siamo il vuoto, siamo il nulla. Parole pesanti, amare, soprattutto se dette da uno degli uomini più vicini al Cavaliere. Purtroppo un po’ anche a causa di Berlusconi, il centrodestra non ha saputo darsi una struttura autonoma, regole di selezione della classe dirigente e idee in linea con quelle dei moderati europei che si affermano in molti Stati importanti, come Spagna, Inghilterra e Germania.

Il gioco ha retto fino a che di fronte al Cavaliere e alla sua capacità di aggregazione, stava una sinistra così datata, da farlo apparire sempre come il più moderno. L’arrivo di Renzi, la sua politica di rottura, il suo essere dentro il sistema e insieme contro il sistema, tattica usata dal miglior Berlusconi, ha reso improvvisamente vecchio tutto ciò che in questi anni era apparso nuovo. Gli anni e le condanne hanno fatto il resto, fiaccando la forza di Silvio e come per Pompeo a Farsalo, i suoi generali, anziché aiutare, hanno solo aumentato la confusione o si sono messi in proprio, sia fuori, che dentro il partito. Ha ragione Bondi a dire che la storia sta finendo male e che avremo un grande buco nero nell’area moderata, senza che si vedano leader in grado di colmarlo.

Nessun Pompidou all’orizzonte, solo piccoli uomini e piccole donne che non cresceranno. Bisogna attendere che la profezia di Bondi si consumi fino alla fine, per poter tornare a parlare di grande partito dei moderati e, volenti o nolenti, questi sono gli anni dell’uomo di Firenze e della sua Corte. Del resto Renzi è il miglior erede del Cavaliere, come Blair lo fu della Thatcher, anche se i due italiani non hanno certo lo spessore dei loro modelli.

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