Emergenza virus. Soldi, non burocrazia

Non è piacevole criticare i nostri governanti in periodo di guerra, ma certo dopo più di due mesi di emergenza, qualche considerazione è lecito farla. Sono due le crisi in corso in Italia: quella sanitaria e quella economica, originata dalla chiusura di gran parte della catena commerciale e produttiva. Per la prima abbiamo avuto bisogno di molti eroi, il che è bello da vedere, ma segnala un Paese che non funziona, afflitto da una burocrazia che andrebbe “fucilata”, ci si passi il termine bellico. Mentre la Lombardia e L’Emilia Romagna dichiarano di aver raggiunto l’autosufficienza per le mascherine, si scopre che le gare Consip sulle mascherine si sono perse nella burocrazia e più della metà delle forniture arriveranno probabilmente quando non serviranno a nulla. Tralasciando il fatto che abbiamo un capo della protezione civile che è stato commissariato dal governo, che ha nominato Arcuri con il compito di reperire appunto il materiale sanitario. Il povero Borrelli è rimasto a dare i tragici numeri dei contagiati e dei defunti, ogni sera alle diciotto, senza spiegare nulla, visto che di volta in volta gli affiancano un esperto, che potrebbe prima di dare le spiegazioni, anche dare i dati. Per l’emergenza economica, il decreto Cura Italia è stato varato da alcune settimane, vale 25 miliardi, ma nemmeno un centesimo è stato finora davvero stanziato perché tutto è stato affidato all’Inps, che ha la sua lenta burocrazia. Infatti anche le pratiche pensionistiche dei tempi normali, passano dai Caf dei sindacati. Non possiamo passare da Consip e Inps, e nemmeno seguire le regole sugli appalti e sulle gare, non c’è tempo. Se qualche ladro si avvantaggerà di regole lasse, lo perseguiremo dopo, a crisi finita, visto che regole barocche fermano i lavori, non il malaffare. Oggi l’Italia sta perdendo 100 miliardi di fatturato a settimana, e servono più soldi e molta più velocità perché la gente comincia a non avere più le risorse nemmeno per mangiare. Invece di pensare alla cassa integrazione in deroga, che ha tempi lunghissimi e deve essere approvata dai vari consigli regionali che manco si riuniscono per paura del contagio, facciamo come l’Inghilterra, che ha deciso di fornire garanzia statale sui finanziamenti delle banche ( e per noi anche degli sportelli di Banco Posta) che servono per pagare fino all’80% degli stipendi dei lavoratori di quelle imprese con un tetto massimo di 2.500 euro che consentirebbe a tutti di vivere. Con la Cig andiamo avanti tre mesi e poi si scoprirà che le imprese avranno chiuso e tutti perderanno il lavoro. Servono soldi subito, sennò con la crisi economica conteremo altri morti e feriti.

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