Elogio dei Valdesi

Accoglierà nelle sue strutture 15 dei 49 migranti sbarcati a Malta dopo 19 giorni di mare. E già nel caso della nave Diciotti aveva comunicato la propria disponibilità all’accoglienza al ministero degli Esteri. La Chiesa Evangelica Valdese in Italia si distingue da tempo per la sua apertura nella riflessione su aborto ed eutanasia e per i progetti sociali di supporto non solo a migranti, richiedenti asilo e rifugiati, ma anche contro l’omofobia e la discriminazione per rom e sintiOltre a essere uno dei pochi finanziatori in Italia che assicura la sopravvivenza dei centri antiviolenza per le donne di tutta Italia.

Tutto anche grazie all’otto per mille. Con riferimento ai redditi del 2014, ripartiti nel 2018, 469.071 contribuenti italiani hanno scelto questa confessione religiosa. Per un totale di32.683.533 milioni di euro, su un totale di 20mila appartenenti alla chiesa fondata dal laico Pietro Valdo, che i suoi seguaci hanno distribuito in un lungo elenco di progetti – in Italia e all’estero – pubblicati nero su bianco sul sito nazionale.

Per quanto riguarda migranti, oltre 1 milione di euro va alla Federazione delle chiese evangeliche in Italia per la gestione dei corridoi umanitari di Mediterranean Hope. La Diaconia Valdese ad oggi accoglie quasi 600 migranti tra Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Toscana, Sicilia e Campania, collaborando sia con gli Sprar sia con i Cas (Centri di accoglienza straordinaria). Ma sostenendo anche l’accoglienza diffusa nelle famiglie, che è quella alla quale si appoggeranno ora per ospitare i 15 profughi della Sea Watch.

Centinaia di migliaia di euro finiscono per il supporto legale e il sostegno dei migranti esclusi dal sistema di accoglienza. Ma gran parte dei finanziamenti è destinato all’integrazione. Nel lungo elenco si trovano scuole gratuite di italiano per stranieri, progetti di accesso e assistenza sanitaria, percorsi di formazione e inserimento scolastico per minori stranieri, di inserimento lavorativo e laboratori di cittadinanza.

I finanziamenti a sostegno dei migranti non si limitano all’Italia. I soldi della Chiesa Valdese finiscono anche sull’isola di Lesbo in Grecia, in Spagna, Turchia. Ma anche in Siria, Senegal, Congo, Niger, Mali, Costa d’avorio e tanti altri, con iniziative di istruzione, progetti economici e imprenditoriali, secondo la logica dell’“aiutiamoli a casa loro” tanto cara ai populisti.

Nell’elenco pubblicato non sfugge il supporto all’Arcigay nella gestione dello sportello migranti Lgbt e a un progetto di accoglienza in Piemonte per i richiedenti asilo e rifugiati omosessuali. Diversamente da quella Cattolica, in effetti, la Chiesa Valdese è aperta al dibattito su temi come l’aborto, la maturbazione, il testamento biologico e l’eutanasia. E da tempo si è detta favorevole alle coppie omosessuali, benedicendo le unioni civili, celebrando nelle proprie chiese i matrimoni omosessuali e aderendo a un gruppo di lavoro sull’omosessualità con la chiese metodista e battista.

Nella scelta dei progetti finanziati, poi, c’è anche un’attenzione al mondo rom e sinti, con il sostegno all’associazione 21 luglio e all’Associazione italiana zingari oggi. Diversi progetti sono rivolti al reinserimento e alla formazione dei detenuti: ci sono corsi per pizzaioli, un percorso per le ex detenute donne e madri, oltre al finanziamento del kit per detenuti indigenti distribuito dai volontari del carcere Regina Coeli di Roma. Nell’elenco si trovano fondi per iniziative destinate alle periferie, al sostegno agli anziani, ai malati di Alzheimer, Asperger, demenza senile e malattie psichiche. Tutti volti al reinserimento e all’autonomia.

Ma una delle aree più presidiate dalla Chiesa Valdese resta quella femminile, forse perché la Chiesa di Pietro Valdo prevede anche la possibilità di donne pastore. Ci sono finanziamenti alle associazioni femminili italiane e straniere e anche all’Associazione delle donne operate al seno. E soprattutto a diversi centri antiviolenza, quelli che in Italia vengono ricordati solo davanti ai casi di cronaca, mentre faticano a tirare avanti, tra fondi che latitano o arrivano in ritardo.

Da Linkiesta

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