Elezioni Emilia Romagna. Bonaccini vs Salvini

Con la presentazione, a fine anno, delle liste regionali è partita la battaglia per l’Emilia Romagna, da cui ci si attende la sopravvivenza o la caduta addirittura del governo nazionale. Probabilmente non sarà così, il governo Conte bis è intenzionato a durare, sia che la che il centro-destra vinca o perda le regionali emiliane, perché l’attuale maggioranza, con questa legge elettorale sarebbe probabilmente destinata alla sconfitta. Per cui se il Pd terrà l’Emilia Romagna, diranno di aver fermato i barbari e se la perderà, diranno che devono salvare la democrazia, minacciata dal voto dei cittadini. Di certo, se dipendesse dal Pd, la regione sarebbe persa, come si è perso Zingaretti, ma a guidare le liste di sinistra c’è il governatore uscente Bonaccini, che ha cancellato anche il simbolo del Pd e batte in lungo e in largo la Regione per essere rieletto. Contro di lui, corre soprattutto Salvini, mentre la Bergonzoni gioca una partita più defilata. A sinistra dicono sia una scialba controfigura del leader nazionale, in realtà si confrontano due strategie differenti: Bonaccini sa che se la partita si gioca sui temi locali è in vantaggio e Salvini sa che per vincere deve portare la battaglia sul terreno nazionale. I sondaggi, per quel che valgono, testimoniano il valore delle due strategie, infatti nel confronto Bonaccini-Bergonzoni, prevale il primo, se si confrontano i due schieramenti prevale leggermente il centro-destra. Le liste non hanno portato particolari novità, fatta eccezione appunto per la lista Bonaccini e la lista della Lega. Il primo ha costruito una lista moderata, con dentro anche esponenti “vicini” a Renzi o ex deputati di Forza Italia, oltre ad esponenti della cosiddetta società civile, come l’ex giornalista di Telereggio Stefania Bondavalli, consapevole che la partita si gioca al centro. Conscio anche che se avrà successo, la vittoria sarà merito suo e se perderà, la sconfitta sarà addebitata al Pd. Per questo punta ad un risultato a due cifre per la sua lista. La Lega, in questa partita sperimenta l’apertura delle sue liste a donne della società civile, espressione del cattolicesimo moderato, come la consigliera civica Cinzia Rubertelli, consapevole che un partito del 30%, non può ragionare come quando aveva il 3%. In soldoni, i temi identitari, sicurezza e contrasto all’immigrazione clandestina debbono lasciare spazio anche ai problemi dell’economia, dell’occupazione giovanile e della riduzione delle tasse. Ormai la Lega è il più grande partito italiano e sa che, data anche la debolezza di Forza Italia, deve spostarsi verso il centro politico, sia per vincere, che per governare e anche, seppur venga taciuto, per frenare la crescita della Meloni. Riuscirà l’operazione di Salvini? Probabilmente sì, del resto ormai anche in Emilia e soprattutto in Romagna, il centro-destra governa diverse città e la Lega non è più una forza di testimonianza, un po’ residuale. Poi passata la sbornia del governo giallo- verde, Salvini è costretto dal suo successo a trasformare la Lega, non solo in partito nazionale, ma pure in un grande partito conservatore, per contrastare la scelta, un po’ suicida, della sinistra che, scegliendo Conte come leader, sposa un populismo moderato, che non è nelle sue corde ma tende a spingere Salvini a destra e uccide definitivamente Italia Viva di Renzi. Molti dubitano dell’evoluzione in senso moderato ed europeista della Lega, ma se si è evoluto il Pci e se abbiamo eletto Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che aveva applaudito all’invasione di Ungheria e Cecoslovacchia, vediamo che l’evoluzione della Lega è cosa ben più tranquilla. Anche nella nostra tranquilla e conservatrice Città, si notano, come scrivevo sopra, i movimenti in atto, nelle candidature di Stefania Bondavalli e Cinzia Rubertelli : entrambe mettono in crisi i candidati, diciamo di apparato e questo è un bene, così come è bene che questa piccola rivoluzione sia donna.

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