Elezioni amministrative, vincono astensionismo e frammentazione

 Anche questo primo turno amministrativo è passato, pur non ritenendo dia previsioni chiare sulle elezioni politiche, per il diverso sistema elettorale, però ci ha detto diverse cose. Il numero dei votanti continua a scendere, nonostante una ricchissima offerta di partiti, partitini e liste civiche, il Movimento 5 Stelle frana quasi ovunque, dimostrando che il metodo di selezione dei candidati è sbagliato e che l’autismo politico non paga in elezioni che premiano le coalizioni. Le liste civiche esplodono, sia come numero, che come voti, alcune sono espressione dei partiti, che preferiscono mimetizzarsi, in molti altri casi sono il fai da te scatenato dalla sfiducia nei partiti tradizionali.  Abbiamo il ritorno delle coalizioni di centro-destra e di centro-sinistra, ma con il proporzionale a livello nazionale non sarà facile riproporle. Il flop grillino è accentuato dal successo di Pizzarotti a Parma, prova provata che se non ti misuri coi problemi, non puoi diventare un partito vero. Pizzarotti va al ballottaggio con il Pd, ma è in testa sebbene di poco, la volta precedente partiva da una quota inferiore al 20%, oggi siamo ben oltre il 30%. Non è un plebiscito, ma un buon successo per un eretico che dovrebbe raccogliere al secondo turno i voti del centrodestra, arrivato terzo. A proposito di centrodestra, ancora una volta è tenuto in piedi dai suoi elettori, nonostante la pochezza della sua classe dirigente e le continue liti e divisioni. Potrebbe aspirare a vincere le politiche, se potesse darsi un serio programma di governo e una guida meno cacofonica. Renzi resta dove era, il problema è dei transfughi che ancora non hanno messo in piedi una seria alternativa. Insomma, molte variabili sospese agli sbarramenti della legge elettorale. Non resta che attendere qualche mese, senza fare calcoli o previsioni, siamo nel caos e il caos è nemico della razionalità.

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