Ecco come sarebbe la lettera di Tria all’Europa, se avesse detto la verità – Michele Boldrin

 La solita manina, che oramai sembra farne di cotte e di crude, m’ha fatto trovare stamane un file che sembra contenere le bozze originarie della lettera che il ministro del Tesoro, Giovanni Tria, ha trasmesso ieri alla Unione Europea, lettera che non ha evitato a Juncker, Moscovici e compagnia di bocciare la nostra manovra, caso più unico che raro. Si scherza, ovviamente. Ma se proviamo davvero a tradurre la missiva a Bruxelles, emendandola del linguaggio del governo, si capisce bene come il ministro sia totalmente consapevole della follia di questa manovra. E che si addirittura lui a dirlo, tra le righe. Qui c’è la lettera, quella che è stata mandata a Bruxelles. Qui sotto ampi stralci dela mia traduzione. Giudicate voi.

“Per quanto riguarda il sentiero del saldo strutturale il Governo italiano è cosciente di aver scelto un’impostazione della politica di bilancio in linea con gli interessi elettorali dei due partiti di maggioranza e altamente dannosa per il futuro economico del paese. È stata una decisione sia semplice che cinica alla luce del fatto che i voti da noi acquisiti sette mesi fa erano a caccia di sussidi e prebende: non li possiamo di certo considerare come acquisiti. Il Governo intende fare il possibile per consolidare – a mezzo di regalie, trasferimenti, condoni fiscali ed edilizi e quant’altro ci possa venire in mente – il proprio supporto elettorale, in coerenza con i piani di occupazione del potere e sfascio del Paese che ci hanno portato alla vittoria. […] il Governo fa finta di impegnarsi di cominciare a parlare a vanvera di riduzione del deficit strutturale e di convergenza verso gli obiettivi di medio periodo solamente nel 2022, al fin di poter sostenere, nelle elezioni dell’anno seguente, che tutto quanto promesso ma non ancora elargito si deve alla vessatoria politica di austerità che la Ue impone al popolo italiano.

[…] Il Governo considera le condizioni macroeconomiche e sociali attuali particolarmente adeguate ad imprimere un’ulteriore accelerazione alla crescita del debito pubblico del quale, succeda quel che succeda, il nostro elettorato di riferimento non intende certo farsi carico. La dinamica del PIL è ovviamente cruciale quando si valutano gli sviluppi del rapporto debito/PIL. Come detto intendiamo far crescere il numeratore facendo finta che serva per far crescere rapidamente il denominatore. Inoltre, va sottolineato che nelle nostre fantasiose previsioni raccontiamo che quel rapporto si ridurrà, al contrario di quanto hanno ammesso i nostri predecessori. Abbiamo vinto le elezioni anche per quello: siamo molto più bravi e sfacciati di loro nel mentire e, mi creda Gentile Commissario, non è cosa da poco. Tale immaginaria evoluzione è frutto delle altrettanto immaginarie misure a favore della crescita che verrano introdotte con la prossima (ovvero, dell’anno prossimo, non questo) legge di bilancio. […] [NB: ragazzi, ricordarsi di riportare questa frase anche l’anno prossimo e nei seguenti, che gli investimenti basta prometterli non serve farli.]

[…] Venendo al merito delle previsioni […] a fronte di una legge di bilancio che fa aumentare il deficit di 1,2 punti percentuali [di PIL] un impatto sulla crescita pari a 0,6 punti percentuali [di PIL] è del tutto in linea con l’evidenza economica (che mai riconosceremo pubblicamente essere vera) secondo cui il moltiplicatore è di gran lunga minore di uno. Siccome siamo abilissimi a far digerire al nostro elettorato l’opposto di ciò che è vero, sarà sufficiente una banale inversione del rapporto per convincerlo che il moltiplicatore della spesa clientelare è uguale a 1/0,5=2. Stiamo già istruendo a questo proposito i giornalisti al soldo ed i giullari che propagano questa bufala su tutti i media italiani ogni santo giorno della settimana. […]

[…] In particolare, come ogni anno da tre decenni almeno, noi ci impegniamo ad operare le seguenti mega-riforme che vogliono dire sia tutto che nulla: la semplificazione dei procedimenti amministrativi attraverso l’aggiunta di qualche altra dozzina di controlli, la digitalizzazione della pubblica amministrazione che ci sia ognun lo dice dove sia nessun lo sa, la rivisitazione del codice dei contratti pubblici in modo tale che si possano oliare i meccanismi con maggiore facilità senza alcun miglioramento della qualità dei servizi offerti, la riforma del codice civile ed in particolare del diritto contrattuale la qual cosa, da sola, Lei riconoscerà Gentile Commissario essere una panzana tale da far impallidire il milione di posti di lavoro di berlusconiana memoria […] e tante altre cose meravigliose partorite dall’inesauribile fantasia dei ministri di questo governo. […] Il Governo è convinto (o almeno fa finta di esserlo) che l’insieme di queste inesistenti, non pianificate e completamente impossibili misure, permetterà il rilancio della crescita […]

[…] Al riguardo, qualora i rapporti debito/PIL e deficit/PIL non dovessero evolvere in linea con quanto programmato, il Governo si impegna a intervenire adottando tutte le necessarie misure affinché gli obiettivi indicati siano rigorosamente rispettati. Mi auguro, Gentile Commissario, Lei possa apprezzare il fantastico esercizio logico che questa ultima proposizione riassume: il Governo – possedendo da tempo la pietra filosofale di cui ci fecero omaggio congiuntamente i due padri della patria Grillo Beppe e Bossi Umberto – sa precisamente quali misure dovrebbero essere adottate per fare sì che gli obiettivi indicati vengano rigorosamente rispettati ed anche per far volare gli asini, ma si riserva di adottare tali misure solo qualora gli obiettivi non venissero raggiunti. In particolare, questo implica che se (come del tutto probabile) la crescita del debito dovuta alle nostre politiche clientelari non dovesse far crescere il PIL noi cercheremo (senza riuscirci, lo so ma di questo mi scuserò con appropriata lettera fra un anno circa) di tagliare proprio quel deficit che, come andiamo spiegando da lungo tempo, dovrebbe far crescere il PIL.

Arzigogolato? Lei non ha idea di quanto mi sia costato scrivere queste scempiaggini Gentile Commissario ma, cosa vuole, io faccio il contabile ed anche i contabili, non solo i poeti, ogni tanto si contraddicono. Ebbene sì, mi contraddico e, stia tranquillo, mi contraddirò nuovamente nei mesi a venire. […] Il Governo è fiducioso che quanto esposto sia sufficiente a chiarire l’impostazione del tutto folle e menzognera della politica economica da noi adottata e di come questa esponga a rischi finaziari gravi sia i cittadini e le imprese italiane che il complesso del sistema finaziario europeo che continua – beata ingenuità – a farci credito. Riteniamo infatti che il rafforzamento dell’economia italiana sia anche nell’interesse dell’economia europea e – proprio per questo – stiamo cercando alacremente di far quanti più danni alla prima nella speranza che questi si riverberino sulla seconda. […] Il posto dell’Italia è in Europa e nell’area Euro, per cercar di mandare anche voi in malora con noi.

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