Dove va la sinistra reggiana

 Anche se manca ancora molto tempo alle elezioni amministrative, è utile interrogarsi dove stia andando la sinistra reggiana, che da sempre domina la vita cittadina, anche attraverso il suo tentacolare sistema di potere e le sue negate, ma ben presenti, pratiche clientelari. In principio era il Pci, partito Stato, poi, dopo la Bolognina abbiamo avuto Rifondazione poi da quel ceppo Sinistra Italiana, ora, dopo la stagione del renzismo, abbiamo Mdp, Possibile e Campo progressista, ovviamente in aggiunta alle diaspore precedenti. Ancora governano assieme la quasi totalità dei comuni, compreso il capoluogo, ma si avvicinano le elezioni politiche, che li obbligheranno a dividersi: da un lato Renzi con Alfano e forse Calenda, dall’altro la sinistra storica di Bersani e D’Alema con gli altri spezzoni, non sappiamo se tutti. Resta il nodo Pisapia, che vorrebbe essere alleato con Renzi, ma senza Alfano, parla di nuovo Ulivo e dimentica che con Prodi c’era Mastella, insomma credo che il nostro sia più un fenomeno mediatico, che un leader politico, non a caso è l’avvocato di Carlo De Benedetti, il padrone del gruppo Repubblica- l’Espresso. Il partito guida resta il Pd, che a Reggio ha un segretario, Costa, eletto la volta scorsa sconfiggendo il candidato di Delrio, tal Manghi, poi esiliato a fare il presidente provinciale, mentre a Roma brilla la stella del ministro dei trasporti, che non è deputato. Gli eletti provengono tutti, con l’eccezione della Iori, candidata senza essere transitata dalle primarie, dalle aree di minoranza. Prima dunque bisognerà vedere se Costa sconfiggerà nuovamente il candidato renziano, poi osservare il massacro degli eletti nella precedente legislatura. Scontati Delrio e la Iori, è probabile un altro renziano e la fine della carriera parlamentare di Marchi, Pignedoli, Incerti e Gandolfi. Chi prenderà il loro posto è presto per dirlo, ma certo alla fine della normalizzazione, qualcun altro se ne andrà verso Mdp. Pure in Mdp le cose non sono facili: il vice- sindaco Sassi e l’assessore Tutino si sono impadroniti della “licenza” e tengono fuori tutti i potenziali concorrenti, avendo l’obiettivo il primo di diventare sindaco, nei sogni non c’è limite, o in sub,ordine confermare Vecchi, che i renziani vorrebbero cambiare, un po’ perché non è un gran che, un po’ per brama di potere. Il secondo, Tutino, si vede già deputato, qualcuno penserà che è troppo, ma il livello del Parlamento ormai consente anche al nostro di superare l’assicella. Ma Delrio cosa pensa? Come sua abitudine, aspetta di vedere come si mettono le cose, vorrebbe piazzare uno suo in sala tricolore, ma la manovra potrebbe presentare rischi, compresa una rottura con la sinistra e comunque con Vecchi controlla la Presidenza del Consiglio Comunale, gli assessorati chiave, come il bilancio e soprattutto le municipalizzate, che sono la vera polpa del potere, in particolare Iren. In fondo, meglio muoversi con prudenza, anche in attesa delle evoluzioni del quadro nazionale, una caduta elettorale di Renzi potrebbe spalancargli le porte, non della Presidenza del Consiglio, anche se non si scarta nulla, ma della Segreteria del partito. In questo quadro coloro che sognano la fine dell’infinita egemonia del Pd non possono far altro che guardare,  aspettare e diciamolo pure, sperare. A Reggio la sinistra, visto anche il conformismo della Città, può perdere solo se si suicida, polverizzandosi come la Jugoslavia del dopo Tito

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