Dove finisce Silvio e dove comincia il premier

Dove finisce Silvio e dove comincia il Premier? Il confine fra pubblico e privato di una personalità pubblica è tema storicamente testato e dibattuto, da quando il Cavaliere è in politica ha certamente assunto più enfasi e sapore, fino alla degenerazione degli ultimi anni, fino al recente scempio consumato dalla famelica Procura di Bari.

Facciamo finta, solo per un attimo, che il tema della giustizia malata sia una variabile esogena – ben consapevoli che non lo è affatto – per ragionare invece delle variabili endogene che in qualche modo possono spiegare l’essere ed il dover essere di Silvio Berlusconi, fra sfera pubblica e sfera privata. Tanto per cominciare, una constatazione che pare banale pur non essendolo è che Silvio è il Premier, per quanto i suoi avvocati – nelle aule dei tribunali come in Parlamento – si sforzino di enfatizzare il dualismo pubblico-privato per spiegarne le private gesta. Fuori dalle aule parlamentari e giudiziarie per fortuna funziona diversamente, perchè l’opinione pubblica giudica l’integrazione e la compensazione fra sfera pubblica e privata dell’uomo di stato. Se infatti, per l’opinione pubblica, la vita privata di un personaggio pubblico non merita il pubblico ludibrio per il sol fatto che costui esercita pubbliche funzioni, è ancor più vero che un uomo pubblico è chiamato a vivere una sfera privata che non limiti o condizioni, sino al ricatto, l’esercizio delle sue pubbliche funzioni. Ciò premesso, otto su undici è effettivamente una bella performance dell’amatore Silvio, da fare invidia a Siffredi oltre che al politico medio, come sostiene l’amico Vladimir, zar di Russia. Sta di fatto che le prestazioni private di Silvio, specie se il popolo delle libertà non arriva a fine mese, finiscono inevitabilmente per diventare misura delle prestazioni pubbliche del premier, misurando la pazienza degli elettori e dei parenti-serpenti d’Europa. Una buona ragione, questa, perché il Cavaliere si auto-convinca a deporre la spada privata sul lettone di Putin per impugnare quella pubblica sul campo di battaglia delle riforme, dedicandosi a tempo pieno alla attività di premier per cui è stato eletto, giudici e bunga-bunga permettendo. Non si richiedono al Premier le prestazioni dell’amatore Silvio, ma il minimo indispensabile per dare un senso alla lunga epopea del politico Berlusconi, quello sì, per il tempo che resta: sviluppo economico ed occupazione, riduzione della pressione fiscale per imprese e lavoratori, politiche a sostegno della famiglia e dell’educazione scolastica paritaria. Sarebbe una grande rivincita, per il Premier e per Silvio, chiudere un ciclo all’insegna di una riforma pubblica e privata, per non lasciare alibi alla sterilità degli avversari di sempre. Di certo aiuterebbe l’uomo pubblico una condotta privata più sobria ed accorta, se solo Silvio si auto-convincesse del fatto che ciò che importa – per sé stesso prima che per l’opinione pubblica – non è tanto l’assenza di reato nelle sue gesta, essendo il reato un argomento procedurale utilizzato dai nemici storici di Silvio e del Premier per annientarlo, sia sul piano politico che personale. La questione Berlusconi è personale e non giudiziaria, il primo a capacitarsene dovrà essere il diretto interessato, perché la sintesi e la compensazione fra Silvio e Premier dipendono dal fatto che Silvio è il Premier, derivano dalla auto-convinzione che la questione personale determina quella politica e giudiziaria, specie in questo tempo di crisi dello spirito e delle tasche. Sarebbe perciò cosa buona e utile – per il premier, per Silvio e per la nazione – un cambiamento radicale di comportamento e strategia, per superare la tesi difensiva dell’auto-assoluzione e della indifferente orgogliosa perseveranza venduta per coerenza, che può funzionare in tribunale ma non con l’opinione pubblica, poiché la gente capirebbe ed apprezzerebbe la riforma privata dell’uomo pubblico, anche a costo di una formale incoerenza. Quanto bello e utile sarebbe vedere all’opera l’uomo pubblico del fare, libero dalle catene e dalle zavorre del privato, per il tempo che rimane. Quanto buono ed utile sarebbe se il premier tornasse, come ai bei tempi, a dare ascolto al saggio consigliere di sempre, lasciando ai suoi avvocati il compito esclusivo di difendere Silvio in tribunale, dagli altri piuttosto che da sé stesso.

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