Dopo il flop dei Cinquestelle, Beppe Grillo può riciclarsi come leader no vax

Mario Lavia

Con gli antivaccinisti che spingono per nuove manifestazioni contro le misure del governo, il comico genovese che ha fomentato l’ascesa populista in Italia sembra la guida più adeguata per quei gruppi che un vero capo non l’hanno mai avuto

Se la scienza e la politica sono due tra le massime conquiste dell’homo sapiens, per converso l’antipolitica e l’antiscienza sono due sorelle venerate dagli stolti, o dagli imbecilli.

Il capo spirituale dell’antipolitica, come sappiamo, in questo nostro tempo è stato Beppe Grillo, di cui abbiamo tutti visto la partenza, l’ascesa, il culmine, la parabola e la sparizione, anticipando sempre la medesima traiettoria del suo Movimento.

Il comico di Genova è un imbecille nel senso etimologico della parola, così come ce lo ha spiegato il filosofo Maurizio Ferraris in un libretto di qualche anno fa (“L’imbecillità è una cosa seria”): deriva dal latino “in-baculum”, cioè “privo di bastone“, dunque non dotato di appositi sostegni e l’essere umano è incapace di affrontare la vita «senza ausili tecnici, giuridici e sociali, siano questi foglie di fico o loden, clave, ruote, accendini, telefonini». Senza cultura, si farebbe prima a dire.

E in effetti Beppe Grillo è esattamente “privo del bastone” della cultura democratica, da cui le follie a-democratiche dell’uno vale uno et similia.

Esaurita la sua vita politica, accortosi del fallimento del Movimento 5 stelle – perché anche uno “privo di sostegni” si rende conto della realtà – ecco che Beppe torna in scena in un momento delicatissimo scegliendo per sé la parte che sa recitare meglio: non solo imbecille ma anche lesto a occupare uno spazio mediatico e “politico” (tra virgolette).

Grillo sa impersonare bene anche un altro ruolo, quello del Robin Hood 2.0. Cosa meglio di una protesta contro le sanzioni per chi non vuole vaccinarsi, allora? In un suo post, dopo un confuso confronto sul primato tra inviolabilità del corpo (vaccinazione) e inviolabilità della privacy (tracciamento, confinamenti, isolamenti) – come se contro il virus non andasse utilizzato tutto, ma proprio tutto – arriva infine il decreto grillesco: «Essere soggetti a controlli del governo centrale, e ancor più a trattamenti sanitari obbligatori, evoca immagini orwelliane che pesano molto psicologicamente. Viceversa, lasciare decidere alle organizzazioni e/o alle comunità quali misure adottare appare nel pieno spirito di un ordinamento liberale e democratico».

Siamo dentro l’ideologia no vax antisociale e dunque antimoderna dei Freccero e Mattei, che antilluministicamente contrappone la scienza alla libertà, gli individui alla società, la politica al diritto.

Guardate il riferimento di Grillo alle “comunità” che dovrebbero essere chiamate a decidere: quale forma più alta di comunità esiste se non la società moderna organizzata con regole democratiche? Non è, ancora una volta, populismo, arcadia, reazione?

Adesso siamo al punto in cui la scienza e l’antiscienza, lo Stato e l’antiStato, si guardano, per così dire, negli occhi. L’obbligo di vaccinazione e le altre misure restrittive varate dal governo pone a tutti il problema di scegliere da che parte stare.

Dunque potremmo essere davanti a una possibile radicalizzazione dello scontro (quando una scienziata come Antonella Viola ha bisogno di una scorta vuol dire che è già stato passato il segno).

Mentre la situazione è sempre più critica, vengono annunciate manifestazioni di piazza contro le misure del governo. Sinora il movimento non ha avuto un capo. Di volta in volta, alla testa delle proteste, abbiamo visto fascistoni, baristi, portuali, filosofi stanchi, ex attori di successo: un caravanserraglio buono per le telecamere.

Con Grillo questi gruppi potrebbero aver trovato un leader smaliziato e furbo. Potrebbe perfino riprendersi una leadership morale di pezzi del Movimento 5 stelle contro altri pezzi divenuti interni al “sistema”. Per lui, per Beppone, ergersi a nume dei no vax potrebbe costituire una nuova vita, dopo tanti fallimenti. Forse è solo fantasia, e forse no.

Da Linkiesta

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