Dopo Conte: Giorgetti premier e Cottarelli all’Economia

Perché Carlo Cottarelli in queste ore ha sentito la necessità di precipitarsi in tutta fretta a Roma? A chi lo ha incontrato, il presidente incaricato con il mandato più breve della storia, ha raccontato di aver ricevuto una telefonata che lo invitava rapidamente nella Capitale. I commessi di via XX Settembre (i “pinguini”, per il frac che indossano) si sono subito allertati. Al Tesoro ormai stavano prendendo l’abitudine (e gusto) ai modi sempre molto gentili di Giovanni Tria, e immaginare di dover avere a che fare con questo padano nevrile che pensa in inglese e parla (male) in italiano, non li riempie di entusiasmo.

LA FINE DEL GOVERNO CONTE DOPO LE EUROPEE

E già, perché l’arrivo di Cottarelli nella Capitale ha riaperto il valzer delle indiscrezioni su una scontata crisi di governo, con, altrettanto scontato, rimescolamento di ministri. A cominciare da quello dell’Economia, appunto. Lo schema che va per la maggiore vede la fine del governo Conte subito dopo le Europee. Ma difficilmente il premier-avvocato tornerà all’insegnamento (o allo Studio Alpa, dal quale sembra peraltro abbia preso un po’ le distanze). Per lui si parla del ministero degli Esteri. Prima, però, una ventina (o trentina) di deputati M5s si sgancerebbero dal partito per confluire nel gruppo misto, magari proprio inseguendo Conte. Con un doppio risultato: salvaguarderebbero lo stipendio e garantirebbero una nuova maggioranza trainata dalla Lega.

LO SCHEMA PREVEDE GIORGETTI PREMIER

Lo schema di cui si discute nei corridoi romani – per la delizia di questa rubrica, che ai “corridoi dei passi perduti” si ispira – presuppone un governo guidato da Giancarlo Giorgetti, che dovrebbe trasferirsi di stanza a Palazzo ChigiMatteo Salvini non si schioderebbe dall’Interno. E il resto dei ministri da individuare tra Fratelli d’Italia e Forza Italia, magari con qualche vice e sottosegretario da assegnare ai transfughi ex penstellati per premiarli del loro senso di responsabilità.

LA NUOVA MAGGIORANZA GRAZIE AI TRANSFUGHI GRILLINI

Quei 20 (o 30) deputati grillini pronti al salto della quaglia – al Senato sarebbero una dozzina – garantirebbero al nuovo governo la maggioranza. In tal caso, il neo-esecutivo dovrebbe varare la manovra per il 2020, fare le nomine pubbliche della prossima primavera (scadono “giocattoli” come EniEnel Leonardo) e poi votare nella primavera del 2021, prima che a luglio inizi il semestre bianco quirinalizio in vista della scadenza, a gennaio 2022, di Sergio Mattarella. A quel punto, Conte potrebbe creare le condizioni per una sua “salita” al Colle, dopo aver fatto il Dini della situazione. Ed i 5 stelle? Sarebbero tutti contenti: Luigi Di Maio non tornerebbe a vendere bibite allo stadio San Paolo, conservando lo stipendio…

Lettera 43

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