Domandare e demandare

foto Sono due forme di democrazia, talvolta conflittuali.

Nella prima si fanno domande e si vota per chi pare dia risposte (verificate nel tempo) congrue; nella seconda si votano persone che sembrano assimilabili alle nostre convinzioni. Questo detto molto grossolanamente.

Nella prima forma, che genera un sistema elettorale perifericamente forte e non incentrato sui partiti, si tendono ad avere risposte più veloci e ricambi più rapidi.

Nella seconda forma, con un sistema elettorale partitocentrico e quindi centralistico, si tende a concedere fiducia agli eletti, soprattutto al capo, perché il coinvolgimento personale è molto più alto.

Paradossalmente più alto è il coinvolgimento personale (identificazione), minore è l’attività politica.

Questa seconda forma tende a generare caste e nelle sue forme incancrenite, mostri.

È prediletta da tutte le popolazioni di scarsa istruzione e alta credulità.

I risultati sono casuali, l’affidabilità è nulla.

La politica tende ad assumere le liturgie di una religione e il culto della personalità ne è una diretta conseguenza.

Se pensate che stia parlando di storia smettete pure, vuol dire che non sono stato sufficientemente chiaro.

Se invece pensate che tutto ciò abbia a che fare con la scombinata situazione social-politica-economica italiana, vuol dire che sono in sintonia con voi.

In altri paesi votare per dei conservatori o dei liberali non ha molta importanza, importanti sono le risposte, da noi i partiti sono così importanti, che ormai nella sigla hanno il nome del capobranco. Cose del genere nelle democrazie nordiche (quelle più consolidate) non sono solo bizzarrie, ma segnali di pericolose devianze.

Ma siamo in democrazia, allora va tutto bene. Se vi pare.

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