Dipendenti pubblici e sindacati

0de8507c8a82478e157388c5348fd84c Negli Usa si è votato per eleggere il governatore del Wisconsin e il repubblicano uscente ha battuto il candidato democratico. La notizia avrebbe uno scarso rilievo, se non fosse che il governatore uscente aveva tagliato i “diritti” sindacali nel pubblico impiego, come il rinnovo automatico della tessera.

I sindacati avevano organizzato un recall, per andare a nuove elezioni, si trattava del terzo recall nella storia americana e sono usciti battuti.

Perso il rinnovo automatico, persa la capacità di ottenere aumenti salariali, le iscrizioni sono crollate e l’esempio del Wisconsin si va estendendo all’Ohio e all’Indiana.

E’ bene ricordare che nel settore privato gli iscritti al sindacato sono il 7% della forza lavoro. Questo segnale è importante anche per l’Italia dove un ministro dipendente pubblico, Patroni Griffi, si oppone a che le regole sui licenziamenti disciplinari siano uguali a quelle del settore privato, spalleggiato dai sindacati.

Si parla di equità, allora chiediamoci se sia giusto che i lavoratori che producono la ricchezza, possano essere licenziati, lavorino molto di più e percepiscano salari più bassi, rispetto a chi eroga servizi spesso scadenti e non viene licenziato neppure se ruba i bagagli all’aeroporto, o se si assenta facendo timbrare ad altri il cartellino.

Per non parlare di orari d’ufficio studiati per favorire i dipendenti, anziché gli utenti. Ora possiamo raccontarcela come vogliamo, ma i dipendenti pubblici, ad ogni livello, sono troppi e costano troppo, una media di 2900 euro, anche se è gonfiata dagli stipendi eccessivi dei dirigenti, cioè i colleghi di Patroni Griffi e altre categorie privilegiate.

Sorvolando sulla loro produttività, è un costo che in fase di decrescita non ci possiamo permettere.

Ora, l’asse sindacati-partiti cerca di nascondere una verità semplice, che arriveremo al confronto tra privati e pubblici, come appunto nel Wisconsin. Anche se continueranno a dirci che la guerra è tra ricchi e poveri, non reggerà a lungo un sistema dove chi paga il conto non ha diritti e chi dovrebbe “servire” ne ha troppi.

Dopo le elezioni, dopo l’ennesima serie di patrimoniali, arriverà il tempo dei dipendenti pubblici, come è accaduto ormai in tutti i paesi, Germania compresa.

Ci rendiamo conto di scrivere cose scomode, ma il tempo delle balle è finito da un pezzo.

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