Diario elettorale: Renzi il rottamatore

 Partita la campagna elettorale, Renzi è tornato a rivendicare i suoi meriti di rottamatore, insomma l’uomo del fare, contrapposto all’insipienza grillina. Purtroppo si tratta dell’ennesima fake news, oltre a D’Alema, Renzi non ha mai rottamato nulla, è stato solo un perfetto uomo di potere che ha cambiato le apparenze perché nulla cambiasse, se non appunto il gestore del potere stesso. Illuminante la deposizione dell’ingegner De Benedetti, rilasciata alla Consob che indagava sul suo presunto insider trading, per una operazione borsistica sulle azioni di banche popolari, dopo un colloquio con il premier Renzi. De Benedetti dice che quello non era un governo, ma quattro persone: con il premier faceva colazione al mattino e lo consigliava gratuitamente, infatti rivendica a se il merito del jobs act, la potentissima Maria Elena Boschi cenava spesso a casa sua, come del resto i ministri  Padoan e Delrio. Insomma, tutto come prima, in processione dal padrone del gruppo Espresso- Repubblica, un centro di potere che ha governato l’Italia e i nostri destini, senza passare dal voto e usando spesso le casse dello Stato per risolvere i suoi problemi. Dagli esuberi Olivetti, assunti dallo Stato, ai debiti di Sorgenia, scaricati sulle banche, due miliardi di euro, fino agli interventi azionari della Cassa Depositi e Prestiti nelle case di riposo dell’ingegnere. L’Ilva non è strategica, le case di riposo si, siamo appunto un Paese per vecchi, dove giovani rottamatori si attovagliano con signori ottuagenari, noti più per i loro fallimenti che per i loro successi, oltretutto con la residenza in Svizzera. Siamo contenti di sapere che il partito di Repubblica esiste, che si chiama Pd non sorprende, ci piace un po’ meno scoprire che decida il jobs act. Detto questo, potrebbe essere che De Benedetti è un millantatore, ma allora perché frequentarlo con tanta assiduità, il ministro Delrio fu sorpreso mentre usciva da casa sua all’alba, evidentemente al nostro amico svizzero piace fare colazione coi membri del governo italiano. Per non annoiare i miei lettori, verrò subito ai giorni attuali: l’appello a Grasso per tornare a casa è stato fatto da Prodi e Veltroni, insomma due che pensavamo rottamati, il secondo definito da Scalfari, figlio politico e al partito di Repubblica si torna. Per costruire l’alleanza con la Bonino, radicale, già berlusconiana, poi ministra di larghe intese, ora alleata Pd, una politica di lunghissimo corso, è stato scomodato Fassino, uno che era stato rottamato dagli elettori, oltre che dalla sua anagrafe politica. Infine tra gli alleati troviamo il padre politico della ministra Lorenzin, Fabrizio Cicchitto, già socialista, poi berlusconiano e come il Silvio nazionale, membro della P2. Per non parlare di Pierfurby Casini, di cui non ripercorrerò la storia perché già stranota, insomma, a parte D’Alema, che peraltro ritornerà in Parlamento, non mi pare che la rottamazione sia stata un successo. Pure nel metodo di occupazione della Rai e delle aziende di Stato non si rilevano novità, a parte il fatto che i nominati per lo più provengono da Firenze e dintorni, insomma, una versione moderna dell’occupazione del potere fatta dagli avellinesi di De Mita, sì proprio lui, Ciriaco, ora sta con Renzi. Perché, vi chiederete. Perché è stato un rottamatore.

 

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